30/09/09

E' NATO iL "COMITATO REGIONALE CONTRO il NUCLEARE"

(pubblichiamo questo articolo con qualche giorno di ritardo)
Liberi cittadini, associazioni ambientaliste, personalità della cultura e della politica, professionisti e "blogger" scendono in campo per contrastare la politica governativa nazionale in tema di energia e rilanciare la battaglia contro il nucleare. Si è così tenuto venerdì 18 sett. a Campobasso, presso il Grand Hotel Rinascimento, l'incontro con la stampa e le TV locali del "COMITATO REGIONALE CONTRO IL NUCLEARE", nato con l'obiettivo di incentivare l'utilizzo delle fonti di energia pulita e contrastare la scelta della reintroduzione in Italia dell'energia nucleare.

Il Comitato Promotore, che annovera tra l'altro gli Avv.ti Erminia Gatti e Massimo Romano dell'I.d.V., è composto dalle associazioni ambientaliste "FARE VERDE" e FALCO, dal Codacons, dal MeetUP di Beppe Grillo e dal Blog culturale "TERZA pagina" che tra l'altro si è da poco costituito in Associazione. Il messaggio condiviso da tutti i rappresentati presenti ieri al tavolo è chiaro: fare fronte comune contro l'ipotesi nucleare in Molise, scelta che va scelleratamente concretizzandosi ogni giorno di più. Termoli infatti è stata individuata come sito idoneo dal Cnr. I membri del neo costituito Comitato, ricordano che la regione Molise già contribuisce alla produzione energetica nazionale con diversi impianti, tra cui una centrale turbogas ubicata sempre a Termoli, per una quantità altamente superiore al proprio fabbisogno energetico e quindi destinata ad altre regioni. Al tempo stesso sottolineano che l'ubicazione di una centrale nucleare nella zona del Basso - Molise comporterebbe un danno gravissimo all'economia turistica della Regione e alla salute dei cittadini.
Il "Comitato Regionale contro il nucleare" mira inoltre a fare azione di responsabilizzazione non solo verso il singolo cittadino ma anche nei confronti delle stesse istituzioni. "Non basta infatti esprimere contrarietà a parole", hanno ripetuto più volte nel corso della conferenza stampa i promotori dell'iniziativa! "La politica locale, specie se intende fare azione comune di fronte ai "diktat" dei piani alti, deve rispondere chiaramente con atti giuridico-amministrativi e legali tesi a contrastare ogni sorta di ostruzionismo alla democrazia partecipata".
"Non esiste il nucleare sicuro e pulito" - ha sostenuto con forza Giancarlo Terzano, rappresentante dell'associazione "FARE VERDE". "Non solo il popolo italiano ha votato a larghissima maggioranza, con il referendum, l'uscita definitiva dell'Italia dall'avventura nucleare, ma mentre i reattori di quarta generazione sono previsti tra circa trent'anni, il Governo vuole costruire centrali di terza generazione che non hanno risolto né il problema della sicurezza, né come smaltire le scorie".

Con questo Comitato, dunque, si da formalmente avvio a tutte quelle azioni tese a rifiutare questa tecnologia intrinsecamente insicura e a dar voce a quel silenzio che, come è già accaduto anche di recente, si trasforma rapidamente in assenso! Il nuovo Comitato intanto è già al lavoro e ha preparato una serie di documenti e delibere da portare all'attenzione del Governo Regionale, dei Sindaci dei Comuni di Campobasso e Termoli. Le delibere, prese in sede di Consiglio Regionale e Comunale saranno trasmesse, una volta condivise e sottoscritte, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell'Ambiente ed al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Solo con la condivisione dei suddetti deliberati si potrà mostrare unità d'intenti a tutti i livelli, unico segnale di sinergia tra politica, istituzioni e società civile, perché la nostra terra non subisca ancora una volta cadute violente dall'alto che ignorano la volontà dei cittadini e, cosa ancor più grave, la salute di ciascun individuo.
I membri del Comitato promotore invitano pertanto quanti condividono questi principi e valori a sedersi attorno al medesimo tavolo per fare 'abbracciare' uno slogan proposto proprio dall'Associazione "FARE VERDE" e che dà ancor più senso a questa iniziativa: "Meglio oggi attivo che domani radioattivo"!!

29/09/09

CENTRALE NUCLEARE_il CONSIGLIO REGIONALE ACCOGLIE all’ UNANIMITA' l’ ORDINE del GIORNO

Nucleare: il Consiglio regionale accoglie all’unanimità l’ordine del giorno ed impegna Iorio a ricorrere alla Corte Costituzionale.
E' stata votata così la mozione di contrarietà all' ipotesi di installazione di una centrale nucleare sul territorio della Regione Molise e di impegno, rivolto al Presidente della Giunta e alla Giunta, di promuovere ricorso innanzi alla Corte Costituzionale avverso la legge n. 99/09.
Un atto doveroso, seppur ingiustificatamente tardivo, da rappresentare al Governo centrale per scongiurare lo scempio nucleare in Molise.
Attendiamo ora che il Presidente della Regione ottemperi al mandato che il Consiglio regionale gli ha conferito all’unanimità e proceda immediatamente a sollevare la questione di legittimità costituzionale.

DOMENICA 4 OTT. RIPULIAMO il LUOGO SIMBOLO di CAMPOBASSO!


FARE VERDE Molise Tel_329.4343334 www.fareverdecampobasso.blogspot.com

28/09/09

MARTEDI' 29 SETT._ORE 12 CONSIGLIO REG. STRAORDINARIO MONOTEMATICO sul NUCLEARE!

Dopo ripetute e reiterate richieste, e dopo l’ennesima diffida a convocare un Consiglio regionale sul tema, si svolgerà domani martedì 29 settembre alle ore 12 una seduta monotematica sul nucleare.

L' ordine del giorno è finalizzato a due risultati fondamentali:

- ad acquisire la contrarietà del Consiglio regionale, tesa a scongiurare che il silenzio del massimo organo regionale valga come assenso tacito ai fini della localizzazione;

-ad impegnare la Giunta regionale ad impugnare la legge n. 99/09 per illegittimità costituzionale;

A causa dei continui ed ingiustificati rinvii della discussione, si rischia di andare oltre il termine per impugnare la legge n. 99/09, per questo, è necessario che la Giunta provveda immediatamente a formalizzare la promozione del ricorso.

PARTECIPIAMO e FACCIAMO PARTECIPARE!

24/09/09

La TRUFFA dell' INCENERITORE "ENERGONUT" di POZZILLI...

L’inaugurazione in pompa magna dell’ inceneritore “Energonut” di Pozzilli, rappresenta l’ennesima truffa ai danni dei cittadini e dell’ambiente.

…E così, un po’ nel silenzio, un po’ nell’indifferenza, ecco spuntare come per magia il primo inceneritore anche nella nostra regione. Quella che era nata come centrale a biomasse (in principio destinata a bruciare gusci di noccioline), si è trasformata strada facendo, a colpi di “restyling” in un inceneritore vero e proprio.
E’ paradossale come, a pochi mesi dalla mobilitazione contro l’ubicazione di un sito di stoccaggio di ecoballe sul confine regionale, adesso si “festeggia” l’apertura di un impianto che incentiva la produzione delle ecoballe stesse, ne importa da fuori regione e le brucia, ovvero la perfetta sintesi della cattiva gestione dei rifiuti, il fallimento del buon senso e l’affermazione delle peggiori logiche di spietati interessi privati a discapito della salute collettiva e della tutela del patrimonio ambientale.

L’incenerimento dei rifiuti oggi rappresenta l’antitesi di un sistema sostenibile, in netta contrapposizione alla ben più logica e moderna tendenza alla riduzione, al riutilizzo e al riciclaggio dei materiali; mentre l’Italia, con il solito ritardo, ricorre ad enormi investimenti per nuovi impianti di incenerimento, altri paesi, ben più evoluti su queste tematiche, hanno infatti abbandonato o stanno abbandonando, anche abbattendo gli impianti, l’incenerimento, per orientarsi verso le più virtuose pratiche della riduzione, del riutilizzo e del riciclo; pratiche in netta controtendenza rispetto all’incenerimento che creano un vero e proprio conflitto di interessi: l’inceneritore infatti necessita di grandi quantità di rifiuti ad alto potere calorifero, carta e plastica in particolare, cioè preziose materie prime riciclabili che invece vengono sottratte al recupero ed avviate alla distruzione nei forni con un bassissimo recupero energetico: appena un decimo dell’energia in essi contenuta, a fronte dell’oltre 50% ottenibile tramite il riciclaggio.

L’auspicato aumento della raccolta differenziata, rappresenterebbe quindi una minore quantità di “combustibile”; se poi si considera che spesso gli stessi enti o amministrazioni pubbliche sono parte integrante delle società che gestiscono tali impianti, ecco spiegato perché la raccolta differenziata stenta a decollare.

Non a caso l’Italia è l’unico paese europeo che finanzia l’incenerimento, attraverso la truffa dei CIP6, incentivando di fatto la produzione dei rifiuti anziché la riduzione ed il riciclaggio come previsto dalla strategia delle 4R (riduzione, riutilizzo, riciclo, recupero) dell’’Unione Europea che infatti più volte ci ha severamente bacchettato e sanzionato.

L’impatto negativo, sia per l’ambiente che per la salute pubblica degli inceneritori, è ormai nota a tutti: Co, Co2, ossidi di azoto, acido cloridrico, anidride solforosa, diossine, metalli pesanti tra cui piombo, mercurio, cadmio e cromo, sono solo alcune tra le sostanze che, sottoforma di nanopolveri e nanoparticelle, vengono sprigionate senza che nessun filtro possa trattenerle; pensare oggi di far sparire i rifiuti semplicemente bruciandoli, è una favola a cui nemmeno il più ingenuo dei bambini crederebbe.

D’altronde, come ci insegna la fisica, nulla si crea e nulla si distrugge. Al massimo si trasforma; difatti per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, si producono circa tre quintali di ceneri tossiche da smaltire in speciali discariche, mentre tutto il resto viene come detto, sprigionato nell’aria: un vero e proprio disastro ambientale con gravissime ripercussioni sulla salute pubblica, come dimostrato dal regolare incremento della mortalità derivante da diverse forme tumorali legate all’inquinamento ambientale nelle aree geografiche con presenza di inceneritori.

Con invito alla diffusione.

Fare Verde ONLUS - Gruppo locale di Campobasso - Tel. 329.4343334

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17/09/09

DA SIMBOLO DELLA CITTA’, A DISCARICA A CIELO APERTO: LA COLLINA MONFORTE E’ UNA MONTAGNA… DI RIFIUTI !!

In programma una nuova iniziativa di volontariato per ripulire la collina dai rifiuti.

Sono trascorsi due anni dall’iniziativa di volontariato “Oh che bel castello” promossa da Fare Verde, quando decine di volontari, animati di tanta buona volontà e passione civica, riempirono oltre 130 sacchi di rifiuti di ogni genere ripulendo l’area circostante il Castello Monforte, simbolo della città.
Ma fu anche l’occasione per mettere in evidenza e denunciare lo stato di degrado ed abbandono in cui versava, come versa tuttora, l’intera collina Monforte che in molti punti si presenta come una vera e propria discarica a cielo aperto.
Nonostante gli appelli per degli interventi di bonifica ed una maggiore cura del sito, trascorsi due anni la situazione è rimasta invariata con la tendenza a peggiorare progressivamente con il trascorrere del tempo.
La stessa area che circonda il Castello, sta tornando poco alla volta come si presentava prima dell’intervento dei volontari, cioè un ricettacolo di rifiuti che non offre certo uno spettacolo piacevole a quanti vi si recano per ammirare il panorama della città.

Ma non c’è bisogno di guadagnare la vetta della collina per imbattersi in imbarazzanti segnali di inciviltà: basta infatti incamminarsi sul primo tratto del Viale del Castello partendo da Via Garibaldi, per ammirare lo squallido panorama che si scorge guardando verso il basso; ovunque, in parte nascosti dalla vegetazione, spuntano rifiuti di ogni sorta: dalle semplici cartacce, bottiglie e lattine, alle più preoccupanti e pericolose batterie d’auto esauste, pneumatici, inerti, scarti di edilizia vari, ecc…
Assortimento che evidenzia, oltre l’inciviltà diffusa anche nei piccoli gesti quotidiani, la ben più grave prassi di liberarsi di rifiuti “scomodi” nel peggiore dei modi e del tutto incuranti dell’ambiente e delle normative vigenti.
Situazione che si ripete puntualmente in presenza di colline dai pendii scoscesi che favoriscono l’ormai diffusa “tecnica del lancio dei rifiuti dall’alto verso il basso”, come riscontrato in altri scenari simili della nostra regione.
Per richiamare l’attenzione sul degrado che dilaga su questo importante luogo-simbolo della città (tra l’altro classificato come Sito di Interesse Comunitario per la presenza di 4 Habitat di Interesse comunitario nonché alcune specie floristiche di pregio), Fare Verde, il prossimo 4 Ottobre, chiamerà ancora una volta a raccolta cittadini ed associazioni che hanno a cuore il decoro e la tutela del verde pubblico, per una giornata ecologica all’insegna dell’impegno e del volontariato, per ripulire dai rifiuti un tratto della pineta e dare un esempio di civiltà sia a coloro che senza scrupoli scambiano l’ambiente per una discarica, sia alle amministrazioni che potrebbero sicuramente fare di più a tutela del verde pubblico.
Per aderire alla giornata ecologica in programma il prossimo 4 ottobre, è possibile contattare il 329.43.43.334.
Con invito alla massima diffusione.

Fare Verde ONLUS - Gruppo locale di Campobasso - Tel. 329.4343334
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03/09/09

ENERGIE NUOVE PER LA COOPERAZIONE: VA in SCENA l' ITALIA dell' ECCELLENZA ENERGETICA

Azienda agricola ad emissioni zero Fasola - impianto fotovoltaico per l'alimentazione dei veicoli aziendali elettrici


Dal 23 al 30 agosto a Roma, Rieti e Perugia si è svolto il workshop internazionale "energie nuove per la cooperazione" organizzato da Fare Verde con il patrocinio dell'Assessorato all'Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio.
Al workshop hanno partecipato un gruppo di docenti della scuola tecnico-professionale "Shaban Spaja" di Peje/Pec (Kosovo), due rappresentanti della ONG "Fare Verde Kosovo", che hanno anche fatto da interpreti con i partecipanti kosovari, e un gruppo di volontari italiani di Fare Verde.
Il workshop, che prevedeva lezioni in aula e visite guidate, ha permesso ai partecipanti di approfondire la conoscenza delle tecnologie più innovative ed efficaci con le quali l'Italia più avanzata sta affrontando le crisi economica, energetica ed ambientale.
Soluzioni per l'efficienza energetica, celle solari organiche, biogas, biomasse e cogenerazione hanno disegnato uno scenario caratterizzato da creatività e capacità ingegneristiche tipicamente italiane, capace di creare economie nuove fondate sulla riduzione dei consumi e l'uso razionale delle risorse naturali.
Nulla a che vedere, quindi, con il polveroso scenario che ci lascia intravedere il Governo italiano con l'affidamento del destino energetico nazionale all'industria nucleare francese.
Particolarmente appropriate, invece, anche a scenari di paesi cosiddetti "poveri", come il Kosovo, alcune efficientissime tecnologie che consentono la produzione energetica da scarti agricoli e zootecnici.
Il workshop organizzato da Fare Verde è durato una settimana e ha toccato tutti i punti di una filiera energetica virtuosa e capace di futuro: dalla ricerca più avanzata, alla produzione, all'applicazione. Le attività didattiche sono iniziate lunedì 24 agosto a Cave (Roma), con una visita alla scuola Scuola Pietro Metatasio dove Fare Verde ha realizzato in collaborazione con l'amministrazione comunale e il contributo del Ministero dell'Ambiente, un progetto-pilota di efficienza energetica sull'edificio scolastico, riducendo di oltre il 40% i consumi energetici.
Martedì 25 i partecipanti al workshop si sono recati presso i laboratori del Polo Solare Organico realizzato dall'Università Tor Vergata grazie ad un finanziamento della Regione Lazio. I giovanissimi ricercatori italiani, 30 anni di età media, hanno illustrato gli entusiasmanti risultati del proprio lavoro: energia elettrica prodotta da celle estremamente economiche realizzate con materiali organici. In tre anni di lavoro, il Polo Solare Organico della Regione Lazio ha messo a punto una linea di produzione sperimentale per le celle organiche ed è diventato uno dei punti di riferimento scientifico a livello mondiale per questo tipo di ricerca.
Mercoledì 26 il gruppo si è recato a Rieti in visita agli stabilimenti della Solsonica, una delle 2 aziende che producono celle fotovoltaiche in Italia. Dopo una lezione in aula sulla tecnologia fotovoltaica, i partecipanti al workshop hanno potuto visitare le linee di produzione delle celle a partire da lingotti di silicio policristallino e le linee di assemblaggio dei moduli fotovoltaici. La Solsonica ha affrontato la competizione con i Paesi del “Far East” puntando sul'energia solare: dopo aver delocalizzato in Cina e a Singapore quelle produzioni che non riuscivano più a sostenere la concorrenza asiatica, ha convertito la propria unità produttiva di Cittaducale (Rieti), puntando decisamente sulla ricerca, salvaguardando più di 200 posti di lavoro qualificati e aprendo nuove prospettive occupazionali per il territorio.
Giovedì 26 agosto è stata la volta dell'impianto a biogas dell'azienda Megoli a Castenaso (Bologna): uno dei primi in Italia, tanto da non godere delle recenti tariffe incentivanti per l'energia elettrica prodotta con questo tipo di impianti. L'imprenditore Mauro Mengoli, un vero pioniere di questa tecnologia, ha illustrato nel dettaglio il funzionamento dell'impianto che produce biogas dai liquami dei suoi allevamenti di vacche da latte e dagli scarti di aziende agroalimentari vicine. Il biogas, composto per il 50/60% da metano, dopo una desulfurizzazione, viene utilizzato per alimentare due cogeneratori, motori a scoppio adattati che producono contemporaneamente energia elettrica e termica. L'energia elettrica viene in parte usata per il fabbisogno aziendale e in gran parte venduta alla rete, con una contribuzione pari al 50% del reddito aziendale. L'energia termica viene utilizzata, oltre che per mantenere una temperatura di 40 gradi all'interno dei fermentatori, per il riscaldamento delle stalle e della casa padronale.
Venerdì 27 agosto, in mattinata, a Casalina di Deruta (Perugia), presso la sede del CeSAR - Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale, ente promosso dalla Facoltà di Agraria di Perugia, è stata svolta una lezione in aula sull'utilizzo delle biomasse a fini energetici. Nel pomeriggio il gruppo si è spostato a Marsciano (Perugia) presso l'azienda agricola Fasola, titolare della Casa Vinicola "Castello di Monte Vibiano" e promotrice del progetto "360° green revolution": un piano aziendale finalizzato all'azzeramento delle emissioni di CO2 e all'autosufficienza energetica mediante il ricorso a fonti rinnovabili di energia. Pannelli fotovoltaici, trattori alimentati con biodiesel, bicilette e veicoli elettrici per gli spostamenti casa-lavoro e all'interno della tenuta ed altri accorgimenti per l'utilizzo razionale dell'energia hanno consentito a questa azienda, che produce vino e olio di qualità, di conseguire la prima certificazione per la riduzione delle emissioni rilasciata in Italia ad una azienda agricola.
Sabato 28 agosto il workshop si è concluso a Cave (Roma) dove partecipanti italiani e kosovari hanno discusso delle informazioni apprese e programmato un percorso didattico da svolgersi presso la scuola tecnico-professionale "Shaban Spaja" di Peje/Pec (Kosovo): nei prossimi due mesi, i docenti che hanno partecipato al workshop saranno impegnati nel trasmettere ai colleghi le informazioni acquisite e nel mettere a punto materiali didattici in lingua locale. Successivamente, a partire dal mese di novembre, con la collaborazione di Fare Verde, inizieranno le attività didattiche rivolte ai circa 1.400 studenti della scuola kosovara. Contemporaneamente, partirà una campagna di informazione promossa dalla scuola "Shaban Spaja" e rivolta ai cittadini della municipalità di Peje/Pec.
I volontari italiani, invece, utilizzeranno le informazioni acquisite per rendere ancora più efficace il loro impegno per la promozione di efficienza energetica e fonti rinnovabili, in opposizione al paventato ritorno del nucleare in Italia.
Il workshop è stato anche l'occasione per far conoscere ai partecipanti italiani e kosovari parte dell'immenso patrimonio storico e artistico italiano: dal centro di Roma, al Museo Nazionale Archeologico di Palestrina, dai centri storici di Rieti e Perugia, alla cascata delle Marmore, presso la quale il gruppo in viaggio da Rieti a Perugia ha effettuato una sosta.
L'Italia è uno dei paesi più belli del mondo che non ci possiamo permettere di inquinare con centrali atomiche. I nostri predecessori ci hanno lasciato opere d'arte strabilianti. Noi non possiamo lasciare ai nostri pronipoti fusti arrugginiti di scorie radioattive.

www.fareverde.it

01/09/09

CAMPOBASSO IN BICI

In occasione di Fierissima Sport 2009 l'associazione Malatesta in collaborazione con il Comitato Regionale UISP e il Comune di Campobasso presenta: CAMPOBASSO in BICI_Domenica 6 settembre 2009
Raduno ed iscrizioni in piazza municipio ore 9,00_iscrizioni aperte fino alle 9,45_partenza ore 10,00, percorso aperto a tutti con arrivo e ristoro presso l'area fieristica di selvapiana
Ad attendere i più piccoli area attrezzata per prove di abilità e percorso di educazione alla sicurezza stradale, gadgets omaggio per tutti.

http://www.facebook.com/home.php#/event.php?eid=139405009738&ref=mf

28/08/09

PRIMI RISULTATI dell' INIZIATIVA “CITTADINO MODELLO 09"

I volontari di Fare Verde, unitamente a quelli dell’associazione Malatesta ed agli operatori del CDH (Centro Documentazione Handicap) di Campobasso stanno svolgendo una iniziativa di sensibilizzazione al rispetto della mobilità delle persone disabili consegnando delle simboliche “multe morali” a quegli automobilisti che, posteggiando le proprie automobili in maniera da impedire l’accesso alle rampe dei marciapiedi, oppure occupando impropriamente i parcheggi riservati ai portatori di handicap, dimostrano oltre che scarso senso civico, anche poco rispetto per chi è costretto a vivere e muoversi su una sedia a rotelle.
Oltre all’opera di sensibilizzazione, l’iniziativa, patrocinata dal Comune di Campobasso, si prefigge lo scopo di monitorare le anomalie presenti sul territorio in materia di barriere architettoniche (aree sprovviste di scivoli o di posti riservati, rampe ricavate all’interno di parcheggi a strisce blu, scivoli troppo ripidi per le carrozzelle, ecc..), ed effettuare quindi una mappatura delle situazioni dove è necessario intervenire quanto prima.
A poco più di un mese dal lancio della campagna, non mancano le sorprese: abbiamo infatti riscontrato che la cattiva abitudine del “parcheggio selvaggio” è molto più diffusa del previsto, tanto da arrivare a consegnare già oltre 250 multe ad altrettanti automobilisti, molti dei quali hanno dimostrato, con non poco imbarazzo, di avere imparato la lezione; altri invece, del tutto incuranti di tale problematica si sono dimostrati finanche infastiditi al ricevimento dell’ironico volantino apposto sul parabrezza dai volontari. Non pochi quelli che, dopo una rapida lettura, anziché riflettere sul proprio scarso senso civico, non esitano ad accartocciare e gettare via a terra il “Bonus ricevuto”.
Casi per cui sarebbe certamente auspicabile, e molto più efficace, applicare le sanzioni previste dalla legge ( è opportuno ricordare che l’ art. 158 del codice della strada prevede per chi ostruisce l’accesso alle rampe per disabili, oltre la sanzione pecuniaria, anche la decurtazione di due punti dalla patente).
Ma c’è da riscontrare anche che le cattive abitudini non appartengono solo a cittadini “comuni”: infatti tra le auto “pizzicate” fuori posto dai volontari, molte sono state quelle con contrassegni di vari enti ed amministrazioni locali; ancor più grave la perseveranza di alcune auto di servizio di noti esponenti politici, ormai candidati certi per la vittoria del premio “cittadino modello”!!!
Da segnalare infine la situazione che si viene a creare, soprattutto nelle zone centralissime, nelle ore serali e notturne, quando l’incalzare della “movida” trasforma il centro città in un autentico far west dove soprattutto i più giovani, pur di arrivare a pochi metri dal bancone del pub di fiducia, parcheggiano le proprie auto incuranti di scivoli, marciapiedi, divieti ed aree pedonali, forti anche dell’assoluta impunità derivante dalla totale assenza di controlli nelle ore più tarde.

Campobasso, 28 agosto 2009

26/08/09

"TRANSITION TOWN" SENZA PETROLIO ecco gli ECO-SOGNATORI ITALIANI

Chiudete gli occhi e immaginate un mondo senza petrolio, dove l’energia è pulita, gli orti producono tutta la verdura di cui si ha bisogno e i supermercati vendono solo cibi a zero chilometri (cioè, prodotti in zona). Poi riapriteli e guardate meglio: un mondo del genere esiste già, è ancora piccolo e imperfetto, ma sta muovendo i primi passi.
Monteveglio, cinquemila anime in provincia di Bologna, è la prima città italiana di transizione. I suoi abitanti si stanno facendo contagiare da un gruppo di ecosognatori che hanno aderito a “Transition town”, movimento nato in Irlanda nel 2005 e definito dal Guardian “un esperimento sociale su vasta scala”. Oggi in Europa, Giappone, Usa, Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda vivono persone che perseguono lo stesso obiettivo: convertire i centri abitati a un’esistenza ecologica che possa fare a meno del petrolio e dei suoi derivati. Tengono il conto dei barili di greggio estratti, sono certi che la decrescita economica ed energetica sia inevitabile, ma la vedono come un’opportunità. Non alzano la voce e non organizzano azioni dimostrative. Svuotano il mare con un secchiello.
A Monteveglio si praticano quei piccoli accorgimenti che possono migliorare la qualità della vita rispettando l’ambiente: orti in condivisione tra chi ha la terra e chi solo un terrazzo, patate in sacchi di juta per chi non ha spazio, giardini archeologici per specie ormai dimenticate. Chi non ha tempo o voglia di zappare sceglie l’agricoltura sinergica, suda all’inizio e poi guarda crescere, quasi da solo, il suo “orto pigro”. Sono decine le famiglie che aspirando all’autosufficienza alimentare riescono ad evitare i supermercati almeno per frutta e verdura. Altre si uniscono in gruppi di acquisto energetico e installano pannelli solari o impianti fotovoltaici. La vecchia tazza sbeccata, invece di essere buttata, viene affidata al mercatino del riuso che mette in contatto chi cerca e chi offre. L’euro esiste ancora, ma non sarà il solo denaro a circolare: presto potrebbe arrivare anche una moneta locale.
Cristiano Bottone, rappresentante del movimento, spiega che il contagio ecologista, partendo dal basso ha finito con il bussare in municipio: “Gli amministratori stanno lavorando a un piano di riorganizzazione energetica dell’intero paese. Stanno raccogliendo dati per capire quali sono i giorni, le ore e le strade in cui la dispersione è maggiore. Partiranno da lì per ridurre i consumi”. Tra i contagiati una fattoria biologica: “Il proprietario sta pensando di trasformarla in una realtà libera dai combustibili fossili”. Lentamente, passo dopo passo, in paese si sta diffondendo l’idea che si può vivere in un mondo più pulito. Basta darsi da fare.
Gli eco-sognatori di Monteveglio si sono innamorati di una filosofia nata a Kinsale in Irlanda dove insegnava Rob Hopkins, docente universitario e fondatore del movimento. Da qui l’idea di zone franche, sempre più oil free, è migrata gettando i semi al di là dell’Oceano.
Ad esempio a Sandpoint, cittadina dell’Idaho che ha dato i natali a Sarah Palin, la ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Mentre lei, in Alaska, faceva infuriare gli animalisti con una foto in cui la si vedeva accanto a un’alce abbattuta, i suoi concittadini coltivavano l’orto in cooperativa e si garantivano un’autosufficienza vegetale e biologica. A Bell, in Australia, i residenti si sono messi in testa di acquistare forni a legna e dicono che a guadagnarci non è solo l’ambiente, ma anche il sapore del pane. A Totnes, cittadina inglese nota negli anni ‘60 come meta hippy, abitano ancora oggi diverse comunità alternative che, insieme a cittadini più tradizionalisti ma comunque ecologisti, cercano di vivere senza combustibili fossili. Hanno cominciato con l’installare su ogni tetto dei pannelli solari e sono arrivati a introdurre una moneta, la Totnes Pound, che serve per acquistare prodotti rigorosamente locali.
“Totnes è diventata la mia seconda città – spiega Ellen Bermann, presidente del movimento in Italia -, ma anche da noi la transizione sta prendendo piede. Abbiamo meno di un anno, ma in questi mesi siamo cresciuti: sempre più persone visitano il nostro sito, partecipano agli incontri, s’inventano nuove pratiche oppure promuovono quelle avviate da realtà diverse, ma con i medesimi obiettivi”.
Molti dei transition townies – così si chiamano gli aderenti al movimento – sono iscritti ai Gas, gruppi di acquisto solidale, alle Banche del tempo e ad altre iniziative che considerano in sintonia con il proprio modo di vivere il presente e progettare il futuro. Tra di loro anche Jacopo Fo che, nella sua libera università di Alcatraz, ha ospitato uno dei primi incontri di transizione. D’altronde il padre Nobel si era già immaginato nel libro “L’apocalisse rimandata – ovvero benvenuta catastrofe” una società orfana del petrolio. Lo scambio d’informazioni – sono attivissimi su Internet con un sito wiki, cioè collaborativo – è infatti il primo passo per cambiare le comunità in cui si vive.
Per ora l’unica realtà italiana riconosciuta dalla rete internazionale è Monteveglio, ma gruppi guida sono nati a Granarolo, L’Aquila, Lucca e, ultimo in ordine di fondazione, Carimate in provincia di Bolzano. Altri si stanno organizzando in decine di comuni italiani tra cui Ferrara, Firenze, Mantova, Perugia, Reggio Emilia, Bologna, Bari e anche Palermo, Torino e Roma perché la “Transition town” non è una filosofia adatta solo a piccoli centri. Un esempio? Il quartiere di Brixton a Londra e l’intera città di Bristol.

27/07/09

AVVELENAMENTO dei CANI: SERVONO PROVVEDIMETI CONCRETI

Non sono uno di quelli che per amore degli animali mettono in secondo piano i diritti degli umani, non sono vegetariano ed ho paura dei randagi, ma disprezzo i vigliacchi e gli incoscienti!
Qualcosa si deve fare per il randagismo (non certo le deportazioni), ma non giustifico chi, anche se forse esasperato, spande per la città esche avvelenate. Anche se la vox populi ritiene che si tratti di una mano "autorizzata".
I desaparecidos, del passato non erano semplici randagi, ma cani adottati dalla collettività. Molti ricorderanno Luigi: un meticcio conosciuto ed amato da tutti i campobassani "scomparso improvvisamente".
Zara era una cagnetta padronale, che una mano vile ha assassinato domenica 19 luglio scorso.
Il veleno era nel giardinetto sotto casa. Un giardinetto del quartiere residenziale di via conte verde dove anche i bambini giocano. Fino ad oggi ho letto di accuse generiche, di fatti circostanziali io Le do un nome ed un volto.
Il viso di un cane che non ha mai fatto del male a nessuno e che allietava con la sua gioiosa compagnia i suoi padroni. Un cane socievole che familiarizzava con tutti, un cane di buon carattere, che con il suo vocione e la sua gioia di vivere ripeteva ai suoi padroni ogni giorno, che la vita è bella e merita di essere vissuta anche nelle piccole cose quotidiane. Non è solo uno dei 13 cani uccisi, era una persona di famiglia, di una famiglia che ne piange l'inspiegabile morte come se fosse stata quella di un congiunto umano. E "fortuna" ha voluto che fosse solo cane e non un bambino, considerato che in quei giardinetti giocano anche dei bimbi.
Il primo auspicio è che il proprietario della "mano omicida" paghi per la sua irresponsabilità, il secondo augurio è che, al di la dei colori politici, i nuovi Amministratori affrontino e risolano anche questi problemi, oltre ai tanti altri che il governo di una città porta con sé.
Non nego il mio scetticismo, ma spero che i fatti lo smentiscano presto.

Paolo Giordano_Fare Verde Campobasso

23/07/09

FARE VERDE: NUMERI TRUCCATI in SENATO per BLOCCARE IL SOLARE TERMODINAMICO


Comunicato di Fare Verde:
I senatori che hanno presentato ieri la mozione per bloccare il solare termodinamico, criticano la necessità di spazi molto ampi per realizzare impianti solari termodinamici e fanno un aperto e sfrontato confronto con la tecnologia nucleare, considerando il "minor spazio occupato dalle unità nucleari. Ma anche da una rapida lettura della mozione si comprende subito che i numeri sono truccati.Essi considerano solo lo spazio occupato dall'impianto nucleare senza conteggiare le aree circostanti - prosegue De Maio - che, come già accaduto in molte altre occasioni, vengono interdette a qualsiasi attività agricola o di approvvigionamento idrico e di fatto sottratte alle attività umane. Tanto che lo stesso Governo prevede indennizzi per le popolazioni che vivono in aree limitrofe alle centrali. Uno degli ultimi casi resi noti è quello di Tricastin, in Francia dove a seguito di una perdita di radioattività è stata emanata una ordinanza che vietava il prelievo acqua e prodotti ittici e agricoli nell'area della centrale. E non si tratta di casi isolati: tra il 2001 e il 2008 ci sono stati 1.767 incidenti sulla sicurezza degli impianti nucleari in Gran Bretagna, la metà dei quali giudicati dagli ispettori come incidenti "abbastanza gravi".Allo stesso modo i senatori pro nucleare non fanno alcun cenno alle aree di stoccaggio delle scorie, al momento tutti temporanei, che pure diventano siti a rischio non adatti allo svolgimento di alcuna attività umana.Infine, da dati ENEA si evince che la superficie necessaria per produrre un terzo del fabbisogno italiano di energia elettrica con il solare termodinamico è pari a quello necessario per la costruzione di 15 centrali nucleari: scenario altamente improbabile per la mancanza nel nostro paese di un così grande numero di siti idonei alla realizzazione di una centrale nucleare.Queste semplici considerazioni fanno apparire questa mozione come l'ennesima forzatura del Governo per favorire il nucleare francese e determinare uno scenario in cui imprese italiane e ricerca nazionale svolgeranno un ruolo di comprimari. Al contrario, il solare termodinamico, che ha l'enorme vantaggio di accumulare l'energia solare per sfruttarla anche di notte, potrebbe attribuire all'Italia un ruolo di protagonista. Nel Lazio, l'assessore Zaratti ha già firmato un accordo con Confindustria Lazio per la realizzazione di una centrale solare termodinamica della potenza di 35 MW. Così, mentre il Governo canadese ha sospeso una gara per due reattori atomici per eccesso di costo e la stessa Francia nuclearista ha varato un piano solare che punta installare nel Nord Africa ben 20.000 MW, secondo una pattuglia di senatori, l'Italia dovrebbe rinunciare ad una tecnologia sulla quale tutto il mondo sta investendo per favorire una tecnologia degli anni '50 come quella nucleare. Un mozione semplicemente assurda, oltre che truccata.Evidentemente il senatore Gasparri, che figura tra i firmatari della mozione, vuole cambiare il nome dell'associazione di cui è presidente da "Italia protagonista" a "Italia comprimaria".
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La mozione n. 1-00155 che chiede al governo di non investire più nella tecnologia solare termodinamica è stata firmata dai senatori D'ALI' , GASPARRI , QUAGLIARIELLO , VICECONTE , ALICATA , CORONELLA , DELL'UTRI , DIGILIO , GALLONE , NANIA , NESSA , ORSI.

21/07/09

LA DECRESCITA FELICE!

di Maurizio Pallante
Per capire cosa sia la decrescita, e come possa costituire il fulcro di un paradigma culturale capace di orientare sia le scelte di politica economica, sia le scelte esistenziali, è necessario in via preliminare fare chiarezza su cosa è la crescita economica. Generalmente si crede che la crescita economica consista nella crescita dei beni materiali e immateriali che un sistema economico e produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realtà l’indicatore che si utilizza per misurarla, il prodotto interno lordo, si limita a calcolare, e non potrebbe fare diversamente, il valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni.
La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci. Soddisfano il bisogno di nutrirsi in modi più sani e più gustosi dei loro equivalenti prodotti per essere commercializzati, non sono stati prodotti con veleni e prodotti di sintesi chimica, non hanno impoverito l’humus, non hanno contribuito a inquinare le acque, ma fanno diminuire il prodotto interno lordo perché chi autoproduce la propria frutta e verdura non ha bisogno di andarla a comprare. In una società fondata sulla crescita, dove a ogni piè sospinto tutti la invocano come il fine delle attività economiche e produttive, il suo comportamento è asociale.

17/07/09

LE RISORSE IDRICHE IN ITALIA

Una sintesi dello studio di GIANCARLO TERZANO_Fare Verde Campobasso

Il mondo vive in una situazione di crisi idrica potenziata soprattutto da una crescita demografica esponenziale sia in Africa che in Asia (Cina, India, Indonesia). L’Italia anche è una penisola che nonostante la sua ricca potenzialità sta diventando sempre più a rischio. Una rilevante fetta della popolazione nazionale del Sud, non ha una grande disponibilità di acqua potabile. La colpa non è solo della siccità, del mutamento climatico o del progressivo inaridimento di alcune aree meridionali ed insulari, ma è data dal pressappochismo dovuto ad una incapacità gestionale ed arretrata della risorsa oro blu, fatta oggetto sia di sperpero economico che di continuo ed ininterrotto spreco.

LE DISPONIBILITA’ DELLA RISORSA ACQUA
L’Italia è potenzialmente molto ricca di acque, me è evidente che i mutamenti climatici in corso incideranno ancora di più sulla disponibilità inferiore della risorsa acqua. Le previsioni, com’è noto, parlano di un aggravarsi della siccità e della progressiva “desertificazione” di alcune aree dell’Italia insulare e meridionale, cui si contrapporrebbe una “tropicalizzazione” delle aree centro-settentrionali, con aumento della piovosità dovuta soprattutto a violenti e potenti rovesci. Se gli effetti della desertificazione del Sud sulla disponibilità di acque sono facilmente immaginabili, non illudiamoci neanche sugli effetti dell’aumento della piovosità nelle altre regioni: vista anche la particolare conformazione del territorio nazionale (ricco di pendii), aggravata dalla cementificazione del letto dei fiumi e dalla riduzione delle aree boschive, piogge più violente non comporteranno un maggiore assorbimento dell’acqua caduta ma semmai un più rapido deflusso verso il mare.

I PRELIEVI E GLI USI
Tra i settori d’impiego, la parte dominante è svolta dall’agricoltura, seguono l’industria, gli usi civili, l’energia (essenzialmente al Nord) e, più limitatamente, il turismo. L’agricoltura è decisamente il settore più idroesigente. A livello nazionale, oltre il 50% delle risorse sono, infatti, destinate ad usi irrigui, soprattutto nel Sud e nelle Isole (meno “assetati” sono invece i campi dell’Italia centrale, che richiedono il 40% dell’acqua prelevata in zona). Il sistema, tuttavia, appare tutt’altro che impeccabile, ed anzi la produttività dell’acqua nell’agricoltura italiana è tra le più basse dell’Unione Europea. L’irrigazione, inoltre, spesso attinge alle falde sotterranee, al cui inquinamento – come vedremo - a sua volta contribuisce con i concimi ed i pesticidi. Del resto, a dover essere denunciata, è proprio la “logica industriale” che sottende ormai all’agricoltura, e che porta ad un utilizzo irresponsabile e non rinnovabile degli elementi naturali, suolo ed acque innanzitutto.
Il prelievo per usi industriali è sul livello del 20-30% rispetto al totale. Di tali quantità soltanto il 2-3% viene consumato propriamente per bere o per l’alimentazione, mentre il resto è assorbito dallo sciacquone (30%), da lavastoviglie e lavatrici (30%), dal bagno, o doccia, e dagli altri usi, lavaggio dell’auto compresa. Irrinunciabile, quindi, appare la creazione di una rete duale, che consenta di riservare l’acqua potabile agli usi più delicati, mentre per scarichi e usi-extradomestici si potrebbe utilizzare acqua non trattata.
L’acqua per usi domestici, infine, proviene in gran parte dalle falde sotterranee (l’85% del totale), in genere meno inquinate di quelle superficiali e che quindi richiedono minori trattamenti; al Sud e nelle Isole, rilevanti sono anche gli invasi artificiali, da cui si ricava acqua potabile nella misura del 15-25%. Pressoché assenti, invece, i processi di dissalazione dell’acqua marina, che invece forniscono acqua ad altri paesi del Mediterraneo, come Spagna, Malta o Cipro.

GLI SPRECHI E LE CARENZE
Non tutta l’acqua prelevata finisce per essere concretamente utilizzabile. È quantificato circa del 27% del totale, l’acqua che si perde tra il prelievo e l’effettiva erogazione. Il dato è più o meno omogeneo per tutto il territorio nazionale (si passa dal 23% del Nord al 30% del Sud e delle Isole) e pone, purtroppo, anche stavolta l’Italia nelle posizioni di vertice nella classifica degli spreconi d’acqua tra i Paesi europei.
La causa di questi sprechi è, innegabilmente, strutturale. La rete idrica italiana necessiterebbe di adeguamenti e dell’investimento di ingenti risorse economiche volte a migliorare il sistema di adduzione e distribuzione, gli impianti di depurazione e le reti fognarie (le cui carenze contribuiscono all’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee), la formazione del personale addetto. Lo spreco di acqua è aumentato, arrivando, come detto, all’attuale 27%, contro il 17%, ad esempio, registrato nel 1975. Particolarmente eloquente è la figura 1, dove vengono raffrontate le quantità di acque addotte, immesse in rete, erogate all’utenza e, per contro, disperse, nel 1975 e nel 1987: in sostanza, dopo 12 anni di invecchiamento del sistema, la maggiore quantità di acqua addotta ed immessa in rete nel 1987 è finita soprattutto dispersa. L’inadeguatezza del sistema idrico (ma anche la disomogeneità della disponibilità delle risorse) fa sì che, paradossalmente, nonostante la grande disponibilità di acque immesse in rete, in molte zone della penisola l’acqua potabile resti un bene raro.

ACQUE MINERALI
Un discorso a parte meritano i consumi di acque minerali.
Gli italiani hanno il duplice primato di essere il popolo che, in Europa, consuma più acqua per usi domestici, ma anche di quello che ne beve di meno. La nostra, ovviamente, non è minor sete; semplicemente, ci abbeveriamo con acqua minerale. E infatti siamo in testa ai paesi europei come i maggiori consumatori di acque minerali, con 140 litri a testa, prima di belgi (124 litri) e tedeschi (99 litri); ultimi gli olandesi, con 17 litri pro-capite (la stima è del quotidiano tedesco Die Zeit, per il nostro periodico Altroconsumo, invece, i litri consumati dagli italiani sarebbero stati 155 a testa).
L’alto consumo di acque minerali è dovuto, innegabilmente, a diversi fattori: ci sono, sicuramente, gusti personali e talvolta indicazioni mediche, ma essenzialmente c’è sfiducia nei confronti dell’acqua potabile di casa.
Sotto accusa, oltre alle vere e proprie emergenze di inquinamento, è soprattutto il processo di potabilizzazione tramite clorazione. Per eliminare i batteri, e quindi il rischio di infezioni sanitarie, si ricorre essenzialmente al cloro, che però dà all’acqua un odore ed un sapore spesso sgradevoli. In alternativa al cloro, in alcuni comuni si sta già sperimentando un diverso processo di potabilizzazione tramite ozono e raggi ultravioletti, anche allo scopo di scongiurare la formazione di trialometani (THM), quei composti prodotti dalla clorazione di cui alcuni studi hanno sostenuto la tossicità.
Ciò che, però, viene facilmente dimenticato, grazie anche al solito martellamento pubblicitario, è che anche le acque minerali (che a differenza di quella a casa si paga) sono tutt’altro che più pure dell’acqua dei rubinetti. Anzi, a rigore, esse possono anche essere non potabili a norma di legge e contenere sostanze chimiche in limiti superiori a quelli ammessi per l’acqua degli acquedotti. Ulteriore aspetto negativo è la “privatizzazione” delle acque. Le acque minerali, come ogni altra acqua in Italia, sono di proprietà pubblica. Il loro sfruttamento da parte dei privati avviene su concessione da parte delle Regioni, che in cambio ottengono soltanto le briciole. L’operazione di esproprio della collettività (che si vede privata, nei fatti, dell’accesso a fonti in precedenza libere) a favore dell’imbottigliatore avviene in cambio di una misera contropartita. A trarne i benefici economici sono soprattutto le multinazionali del settore. Il sistema delle acque minerali, infatti, è a forte concentrazione, e due soli soggetti (la Nestlé, proprietaria in Italia dei marchi San Pellegrino, Levissima e Panna, e la francese Danone, cui appartengono Ferrarelle e San Benedetto) rappresentano più del 30% dell’intero mercato mondiale, con consistenti quote, come s’è visto, anche in Italia.

LA QUALITA’ DELLE ACQUE
Non è possibile, ovviamente, definire in maniera unitaria la qualità delle acque nazionali. Per fissare gli obiettivi di qualità, si differenziano 6 tipologie di “corpi idrici significativi” (corsi d’acqua superficiali, laghi, acque marino-costiere, acque di transizione, corpi idrici artificiali, acque sotterranee) e 4 tipologie di “acque a specifica destinazione” (acque destinate alla potabilizzazione, di balneazione, idonee alla vita dei pesci, idonee alla vita dei molluschi). Per le acque a specifica destinazione, la qualità, quindi, è data dalla possibilità di una precisa utilizzazione da parte dell’uomo, dei pesci o dei molluschi, mentre per i corpi idrici significativi, la qualità è data non solo dal rispetto di parametri prefissati ma anche dalla capacità dei corpi idrici stessi di “mantenere i processi naturali di autodepurazione e di supportare comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate”.
Per le acque destinate alla potabilizzazione (superficiali o sotterranee), l’art. 7 del D.Lgs. 152/99 prevede da parte delle Regioni una classificazione in base alle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche. Sono state così individuate tre categorie: l’A1, per cui è sufficiente un trattamento fisico semplice e la disinfezione, l’A2, per cui si prevede un trattamento fisico e chimico normale più la disinfezione, l’A3, che necessita di trattamento fisico e chimico spinto con affinazione e disinfezione. Se l’acqua è al di fuori di queste tre categorie, essa non è utilizzabile per usi potabili, a meno che non ci siano alternative d’approvvigionamento, nel qual caso anche acque inferiori ai valori della categoria A3 possono essere potabilizzate, sempre dopo adeguato trattamento. Per le altre acque ad uso specifico, la situazione è la seguente. Per le acque destinate alla balneazione (parliamo esclusivamente di acque dolci), l’82% dei laghi sono risultati favorevoli (quindi balenabili), mentre per i fiumi la percentuale positiva è più bassa, e si assesta sul 49,5% del totale campionato. Per le acque ritenute idonee alla vita di pesci e molluschi, la Relazione sullo stato dell’ambiente 2001 parla di una qualità rimasta sostanzialmente buona, e talvolta anche migliorata (anche se non mancano i casi di non conformità ai parametri).
Tra i cd. corpi idrici significativi, ci limitiamo ad uno sguardo ai corsi d’acqua e alla falde sotterranee. Per i fiumi, lo stato della qualità è di difficile definizione, a causa della parzialità dei dati disponibili e dei divergenti sistemi di monitoraggio. Tra attività industriali e agro-zootecniche, insediamenti urbani e captazioni per uso energetico (che riducendo la portata del fiume incidono anche sulla sua capacità di depurarsi), i nostri fiumi ce la devono proprio mettere tutta per autodepurarsi. Con risultati alterni: il Po, ad esempio, riesce a ripulirsi e a mantenere una qualità media (ben peggiore è la situazione di molti suoi affluenti); non ce la fa proprio, invece, il Tevere, le cui capacità di autodepurazione sono annullate dai troppo frequenti scarichi che incontra nel suo cammino.

LA GESTIONE
A gestire i quasi 50.000 impianti (tra acquedotti, reti di distribuzione e fognarie, depuratori) che costituiscono il sistema idrico italiano, per anni ci hanno pensato una miriade di soggetti, con un’elevatissima frammentazione gestionale. E’ parere unanime che tale estrema frammentazione abbia costituito uno dei punti dolenti del sistema idrico nazionale, ostacolandone l’ammodernamento strutturale e gestionale e condannandolo all’inefficienza.

BENE COMUNE O RISORSA LIMITATA?
La politica tariffaria ed il superamento della gestione diretta da parte dei Comuni hanno fatto parlare di rischio “privatizzazione” per le acque. Tale allarme è stato lanciato, in particolare, dal Comitato per il Contratto Mondiale sull’Acqua, un coordinamento di ong e associazione varie, che sostiene la natura di bene comune e patrimonio dell’intera umanità delle acque, e conseguentemente il diritto di tutti ad accedervi.
In effetti, più che appartenere alla categoria dei beni mercificabili, l’acqua è innanzitutto un’esigenza vitale, come l’aria che respiriamo. Conseguentemente, un elementare senso di giustizia porta a ritenere che essa debba essere garantita a tutti e che vada respinta l’idea che il suo valore (e l’accesso ad essa) possano essere determinati dalle regole del mercato. Nel contempo, essa però è anche una risorsa naturale non illimitata, che va sottoposta ad un uso razionale, senza sprechi e nel rispetto anche delle generazioni future e di tutto l’ambiente.
La legge Galli cerca di conciliare le due esigenze, stabilendo, da un lato, che le acque devono essere utilizzate nel rispetto di “criteri di solidarietà” e, soprattutto, che “tutte le acque superficiali e sotterranee … sono pubbliche”.
Non crediamo sbagliato il principio che l’acqua vada pagata. In una società opulenta e consumistica come quella italiana, dove i nostri redditi vengono impiegati per mille beni voluttuari e spesso completamente inutili, il principio “politico” (prima ancora che economico) che un bene prezioso e da usare con parsimonia debba essere pagato ci appare più che fondato. Non si tratta di mercificare un bene essenziale, né di voler assoggettare al “Dio mercato” una risorsa vitale, bensì di spingere le persone, tramite lo strumento che realisticamente più comprendono (il loro portafoglio) ad un uso oculato della risorsa acqua. Introducendo tutti i rimedi sociali per evitare che le fasce più disagiate siano escluse dall’accesso al bene, ma anche utilizzando lo strumento tariffario (con una progressione per fasce di consumo, ed anche fissando limiti massimi al consumo stesso) per dissuadere dagli sprechi la stragrande maggioranza delle persone, spesso attente più alla lucentezza dell’automobile che allo sperpero della preziosa risorsa acqua.
Tale finalità è per sua natura opposta a quella perseguita da privati, i quali, pur dovendo gestire una risorsa secondo criteri economici, hanno comunque l’intento di massimizzare il profitto, e quindi di vendere il più possibile, anche se ciò può significare l’esaurimento delle scorte nel giro di pochi decenni. In tale senso, condividiamo le preoccupazioni per gli appetiti che l’acqua-business (e non solo quello delle minerali) sta suscitando in grandi gruppi economici, ed auspichiamo che il pubblico non rinunci alla sua gestione.

Qualche consiglio per un corretto utilizzo…
Per Fare Verde non esistono soltanto le responsabilità pubbliche. Favoriti dal basso costo dell’acqua (le tariffe italiane sono tra le più basse d’Europa), anche noi, troppo spesso, dimentichiamo che l’acqua è una risorsa preziosa e non illimitata. Di seguito riportiamo alcuni consigli per un uso più responsabile dell’acqua. Tracciato il solco, siamo sicuri che ognuno saprà aggiungere altre accortezze, vincendo con il suo buon senso le cattive abitudini e la pigrizia.

-evitare di lasciare inutilmente i rubinetti aperti;
-applicare ai rubinetti un frangigetto, che riduce il consumo di acqua senza ridurne la potenza del getto;
-preferire la doccia al bagno: oltre che più veloce, la doccia fa consumare dai 30 ai 50 litri, contro 150-180 di un bagno; chiudere il rubinetto quando ci si insapona;
-ridurre la portata dello sciacquone, che consuma almeno il 30% dell’acqua domestica;
-are controllare spesso gli impianti domestici da personale specializzato, senza sottovalutare mai le perdite;
-usare lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico e inserire programmi economizzatori ove possibile;
-riciclare l’acqua della bollitura della pasta per lavare i piatti: essendo ricca di amidi, oltre a far risparmiare l’acqua, sgrasserà le stoviglie, facendo risparmiare anche il detersivo;
-innaffiare le piante al mattino o, meglio, al tramonto, usando acqua di pozzo o piovana, dove possibile; in casa, riciclare per le piante l’acqua usata per il lavaggio delle verdure;
-non sprecare l’acqua potabile per il lavaggio delle automobili: arriverà la pioggia!

15/07/09

FARE VERDE_QUALCHE CHIARIMENTO NECESSARIO!

La recente partecipazione di Fare Verde alla manifestazione MOVOLOCO contest 09 ha sollevato una serie di inspiegabili polemiche sulle quali ci sembra d’obbligo intervenire quali parti in causa, ed alle quali vogliamo rispondere allo scopo di fare chiarezza e dirimere qualsiasi dubbio e spazzare via le falsità e le menzogne fatte circolare sul nostro conto da taluni personaggi.
Il locale gruppo di Fare Verde Onlus, Associazione nazionale di volontariato per la protezione ambientale, ha risposto ed aderito all’invito lanciato dagli organizzatori del MOVOLOCO Contest 09, organizzando un incontro dibattito su un importante tema ambientale : i Comuni virtuosi.
Contestualmente alla nostra iniziativa, si è scatenata una assurda campagna denigratoria nei confronti di FARE VERDE, con diffusione di accuse false e del tutto infondate, allo scopo di boicottare la manifestazione (che invece ha avuto notevole successo), ledere l’immagine dell’associazione, dei suoi componenti e simpatizzanti, nonché di altre associazioni presenti sul territorio con le quali Fare Verde ha collaborato e condiviso diverse campagne ed iniziative, non ultimo lo stesso MOVOLOCO.
Nella fattispecie sono state fatte circolare a mezzo internet, per mano di comodi ed invidiosi militanti del mouse e della tastiera, notizie di presunte attività illecite a sfondo politico svolte da Fare Verde in diverse città (“ fanno la raccolta differenziata degli immigrati”, “Nazisti” “un gruppo di dichiarata ispirazione Nazi Fascista, che negano non solo la liberta' di espressione, ma anche tutte le altre liberta' che non siano quelle da loro permesse”etc, etc..) o presunti accostamenti a partiti ed associazioni politiche, tra l’altro inesistenti e frutto esclusivo della fantasia dei facebook dipendenti.

Per dovere di informazione va detto che Fare Verde è nata ben 23 anni fa, nel 1986, nel pieno della mobilitazione antinuclearista, per mano di un gruppo di ragazzi gravitanti intorno all’allora Fronte della Gioventù, allo scopo di creare anche in quel contesto politico una cultura ecologista ed aderire ad un più ampio movimento ambientalista trasversale, nella consapevolezza che la difesa dell’ambiente non poteva sottostare alle logiche destra/sinistra e non essere appannaggio e prerogativa esclusiva di una sola parte politica.
Da allora Fare Verde ha coerentemente percorso una strada basata sul confronto, sulla dialettica e sulla trasversalità assoluta della visione dell’ambiente, riscuotendo consensi ed adesioni da persone di ogni provenienza culturale e/o politica, tanto da collocarsi, definitivamente ed ufficialmente, in un posizione equidistante ed indipendente da qualsivoglia struttura ed organizzazione riconducibile ad un qualsiasi partito od ideologia politica, come peraltro sancito senza mezzi termini nello statuto dell’associazione; una semplice lettura dei nostri documenti (scaricabili dal nostro sito) dimostra che riteniamo del tutto superate le ottocentesche categorie di destra e sinistra, del tutto incapaci, a nostro parere, di affrontare il problema ambientale.

Inoltre Fare Verde, rigettando ogni logica utilitaristica, ha scelto di rifiutare finanziamenti o sponsorizzazioni private, potendosi vantare oggi di essere forse l’unica associazione ambientalista su scala nazionale libera da padrini, padroni o lobby economiche e finanziarie a cui rendere conto.
La storia delle tante campagne ed iniziative svolte da Fare Verde ne sono la più chiara e limpida testimonianza
Resta chiaro che, e ci mancherebbe altro, all’interno di Fare Verde convivono felicemente (…a qualcuno non sembrerà vero…) persone di ogni estrazione etnica, religiosa, culturale e politica, ognuna con le sue idee che altro non fanno che arricchire il patrimonio umano e culturale dell’associazione.
Fare Verde ha nel tempo fatto di questa peculiarità il proprio valore aggiunto, tanto da risultare oggi, una delle rare realtà associative senza pregiudizi e non schierata da nessuna parte politica, superando di fatto gli steccati ideologici della destra e della sinistra, oggi uguali servitori dei potentati economici nemici dell’ambiente e tanto cari invece a quei nostalgici della guerra civile che dal profondo dei loro salotti amano alimentare, nel nome della più bigotta intolleranza e rifiuto del confronto a viso aperto, le divisioni nel mondo giovanile, associativo e del volontariato, felici realtà di cui probabilmente non conoscono neppure l’esistenza.

Fare Verde oggi opera nei più svariati settori, dal risparmio energetico alla lotta al nucleare, alla riduzione degli sprechi alla corretta gestione dei rifiuti, dalla cooperazione internazionale allo scambio interetnico tra i popoli, facendo arrivare la sua mano ed i suoi aiuti dal vicino Abruzzo al lontano Afghanistan, passando per il Libano, i Balcani dove stiamo educando gruppi di ragazzi al rispetto dell’ambiente ed alla convivenza interetnica, fino alla Nigeria con l’adozione di un ospedale.
Fare Verde sostiene, inoltre, il commercio equo e solidale e fa parte del movimento della Decrescita Felice (… i fomentatori di facebook sanno di cosa stiamo parlando??).

Non è tutto, per restare vicino a noi e solo per citare alcune delle più recenti attività, il gruppo locale di Fare Verde è in prima linea contro la costruzione della sede della Regione sull’ex Romagnoli (prendendo posizione, come in tanti altri casi, contro amministrazioni sia di centro destra che di centro sinistra), si è battuta contro la discarica di ecoballe a Morcone, ed ha svolto numerosi interventi di recupero ambientale in aree degradate della nostra Regione. ( ..anche in questi casi, dei calunniatori del web mai neppure l’ombra…).
Attività svolte in maniera del tutto gratuita e volontaria dagli attivisti di fare Verde, ai quali non è richiesta nessuna tessera di partito, né tanto meno la presentazione del proprio curriculum culturale e politico, semplicemente perché ad una associazione ambientalista ciò non deve interessare. Quello che unisce i volontari di Fare Verde è la difesa dell’ambiente, lo spirito comunitario e conviviale che ci identifica, l’adesione ai principi della “Decrescita Felice”e molto altro ancora; principi trasparenti e ben consultabili nello Statuto, nel sito ufficiale dell’associazione www.fareverde.it e nelle pagine del giornale associativo “x fare + verde”.

Certo tutto ciò non sembrerà vero o difficilmente digeribile da parte di chi, armato dell’affilatissimo mouse, nelle vesti di “sbirro del pensiero”, si realizza facendo l’untore di menzogne, tra l’altro elencando una serie di falsità e fantasticherie varie, commettendo peraltro clamorose gaffe a dimostrazione di una imbarazzante e sostanziale ignoranza sia di storia politica che di attualità, raccogliendo tra l’altro zero consensi da tutti gli ambienti di tutti i colori, ed isolandosi ulteriormente nella trincea di una guerra fuori dal tempo, che vuole affrontare a tutti i costi, anche in assenza di nemici ed avversari.
L’abisso culturale di stile, di pensiero e di azione che ci divide da costoro ci suggerisce, nonostante le continue provocazioni, di non scendere al loro stesso livello; non abbiamo tempo da perdere, ci sono cose più serie e decisamente più importanti a cui pensare che dar retta a qualche residuato nostalgico di tempi ormai trascorsi ed accantonati.
Che sparino pure tutte le loro ultime cartucce: andranno tutte, come sono andate finora, miseramente a vuoto.

FARE VERDE
Gruppo locale di Campobasso