13/02/13

APPELLO BI-PARTISAN AI CANDIDATI: CARTA, ENERGIA, DECORO, TRAFFICO. L'ATTENZIONE PER L'AMBIENTE PARTE DALLA CAMPAGNA ELETTORALE...... NON E' SOLO UNO SLOGAN, SIATE ALMENO COERENTI!

  


Siamo alle solite, ennesima campagna elettorale e programmi intrisi di promesse per la salvaguardia dell’ambiente: green economy, eco sostenibilità, e tutela dell’ambiente sono parole ed argomenti ormai di dominio pubblico che non possono mancare nelle buone intenzioni di tutti i candidati, presidenti, consiglieri, deputati e senatori.

Ma sempre più spesso restano meri slogan vuoti di ogni convinzione, come dimostrato dalla condotta non proprio “ecosostenibile” delle campagne elettorali della quasi totalità dei candidati: tonnellate di carta sprecata in fac-simili, santini e manifesti in quantità industriale, mai su carta ecologica, con il solo risultato di città e paesi imbrattati da volantini e cartacce, cassette postali e tergicristalli intasati, pattumiere piene e spreco di preziose materie prime. Che dire poi dell’inciviltà dei metodi di affissione dei manifesti, senza alcun rispetto degli spazi assegnati dove la fanno da padrone bande di improvvisati attacchini prezzolati capaci di oscurare persino i manifesti funebri, a dispetto delle più elementari norme di civiltà e decoro urbano.
Certamente insostenibili anche le decine di camion con le gigantografie che girano per giornate intere per le vie maggiormente trafficate, ad intasare e congestionare ulteriormente il già troppo caotico traffico urbano. E per finire il pessimo vezzo delle innumerevoli sedi elettorali in giro per città e paesi lasciate illuminate ininterrottamente anche di notte da potentissimi fari energivori.

Se il buongiorno si vede dal mattino…..

 

                            

27/01/13

“Il Mare d’Inverno” 2013: Spiaggia invasa da reti e polistirolo: sono i pescatori i principali nemici del mare.




  













Si è svolta questa mattina sul litorale di Campomarino la 21^ edizione de "IL MARE D'INVERNO", iniziativa di tutela ambientale promossa da FARE VERDE, che ha coinvolto tanti volontari delle associazioni  Fare Verde ed Ambiente Basso Molise, con la partecipazione del locale gruppo di Protezione Civile, impegnati nella raccolta di rifiuti abbandonati sulla spiaggia del litorale nord di Campomarino, un tratto di costa di particolare pregio naturale e paesaggistico, fortemente investito dal fenomeno dell’erosione.

Come al solito, riscontrata anche quest’anno una vera e propria invasione di plastica e polistirolo, nelle più svariate forme. Centinaia le cassette di polistirolo recuperate, di quelle comunemente usate dai pescherecci per confezionare il pesce; sconcertante segnale che prova senza dubbi l’incivile abitudine degli equipaggi dei pescherecci, di disfarsi delle cassette gettandole in mare aperto. Altri rifiuti “ittici” trovati in quantità industriale sull’arenile, sono le reti di plastica utilizzate nei vivai delle cozze, anche in questo caso gettate a mare senza troppe preoccupazioni dagli operatori del settore dopo aver recuperato i mitili. Atteggiamenti che confermano lo scarso rispetto per l’ambiente ed il mare, proprio da parte di chi lo vive quotidianamente per di più traendone sostentamento, ma anche dello scarso controllo e dell’inefficace azione deterrente da parte delle autorità preposte che mai hanno neppure replicato agli esposti avanzati gli anni scorsi a seguito delle precedenti edizioni della manifestazione ecologista.
 
La consueta classifica dei rifiuti più diffusi recuperati dalla sabbia, ha visto ancora una volta la massiccia presenza della plastica in tutte le sue forme: bottiglie, flaconi, contenitori di ogni specie, ma anche imballaggi ed oggetti usa e getta delle più svariate tipologie; uno squallido spettacolo che vede le nostre spiagge invase, nei periodi lontani dagli interessi turistici, da tutto ciò che viene indiscriminatamente rilasciato nell’ambiente e che il mare ci restituisce dopo le mareggiate.
Questa sempre maggiore invadenza di rifiuti di ogni tipo, dimostra come, nonostante le emergenze ormai diffuse in tutta Italia, non esistano ancora nella nostra regione, serie politiche per la riduzione “a monte” dei rifiuti, attraverso l’introduzione, ad esempio, del vuoto a rendere per le bevande, della diffusione dei detersivi alla spina, della sostituzione dei prodotti “usa e getta” con quelli riutilizzabili, ma anche a efficienti sistemi di raccolta e trattamento come la raccolta differenziata porta a porta, in Molise ancora quasi del tutto sconosciuta.

 Campomarino 27 gennaio 2013

immagini su:

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http://ambientebassomolise.blogspot.it/


25/01/13

Torna “IL MARE D’INVERNO”, l’operazione nazionale di tutela delle spiagge per ricordare a tutti che l’inquinamento dura tutto l’anno.



Domenica 27 gennaio si svolgerà anche in Molise, a Campomarino, IL MARE D'INVERNO, operazione di cura e salvaguardia dei litorali italiani promossa dall'associazione Fare Verde, giunta quest’anno alla sua 21^ edizione.
L’Operazione si svolgerà, come negli anni scorsi, sul litorale nord di Campomarino nel tratto compreso tra il “Mambo Bar” ed il depuratore, un tratto ricco di dune naturali  di particolare pregio ed habitat di diverse specie volatili.

L’obiettivo dei volontari e’ monitorare lo stato di salute delle spiagge, spesso abbandonate nel periodo invernale e "riscoperte" in tutto il loro degrado solo con l’approssimarsi della stagione balneare.
Le edizioni degli scorsi anni, hanno coinvolto decine di spiagge in tutta Italia e migliaia di volontari segnalando situazioni allarmanti su molti litorali, non ultimi quelli molisani, che nel periodo invernale diventano vere e proprie discariche che spesso necessitano di radicali operazioni di bonifica; basti pensare al fenomeno riscontrato proprio sul litorale di Campomarino, dell'invasione delle cassette in polistirolo generalmente utilizzate dagli operatori del settore ittico, chiaramente gettate in mare aperto e riversate sulle spiagge dalle mareggiate.
L’invadenza della plastica e degli imballaggi in tutte le sue forme, bottiglie, sacchetti, materiali usa e getta e contenitori di ogni tipo, ricorda l’assoluta necessità di ridurre consumi e sprechi, il primo passo da intraprendere da cittadini ed  amministrazioni pubbliche per affrontare in maniera decisiva la problematica rifiuti che ovunque è destinata ad assumere dimensioni drammatiche. 
L’edizione di quest’anno, oltre alla consuetudinaria e numerosa adesione dei volontari dell’Associazione Ambiente Basso Molise e della Protezione Civile di Campomarino, vede anche il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Campobasso, nell’ambito della campagna di educazione ambientale “X Fare + Verde”.
La manifestazione rientra, inoltre, nell’ambito delle iniziative legate al “Progetto zero”(rifiuti).

Per riscoprire il fascino del mare d’inverno e passare una mattinata all’insegna della tutela dell’ambiente e della salvaguardia del nostro territorio, Fare Verde invita amministratori, cittadini ed associazioni a partecipare alla giornata ecologica.
Appuntamento  domenica 27 gennaio nei pressi del “Mambo Bar” dalle ore 10.00.



FARE VERDE Onlus – Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell’art.13 legge 349/86
Gruppo del Molise. Tel. 329.43.43.334

21/01/13

DOMENICA 27 GENNAIO TORNA "IL MARE D'INVERNO" - 21^ EDIZIONE



Andare in spiaggia a gennaio con vento, freddo polare e magari anche qualche goccia di pioggia può sembrare una idea strana. Eppure anche quest’anno, centinaia di cittadini volenterosi in tutta Italia affonderanno i piedi nella sabbia muniti di capello di lana, sciarpa, guanti (da lavoro), sacchi e rastrello. Appuntamento domenica 27 presso il "Mambo Bar" di Campomarino lido con i Volontari di Fare Verde, di AMBIENTE BASSO MOLISE e della Protezione Civile di Campomarino.
L'iniziativa è patrocinata dall'assessorato all'Ambiente della Provincia di Campobasso.
Per informazioni e contatti: 329.43.43.334


21/12/12

SOLSTIZIO D'INVERNO 2012




"Dies Natalis Solis Invicti"
"Più buia è la notte.... più luminosi i Fuochi".

Buone Festività !!

10/12/12

DAI MILIONI DI ALBERI “USA E GETTA” ALLO SCEMPIO DI PESCOPENNATARO: FERMIAMO LA STRAGE DI ABETI NATALIZI !



SI alle piante vive o sintetiche, NO alla logica dell’Usa e Getta.

La tradizione dell’albero di natale affonda le proprie radici nei rituali solari pagani legati al culto del  Sole Invitto, la venerazione del sole quale divino ed invincibile propulsore di vita terrena. L’usanza dell’addobbo dell’albero sempreverde si praticava in concomitanza del periodo solstiziale, quando la luce comincia la rivincita sulle tenebre, fino al solstizio di giugno, l’apice della supremazia solare. Anche per questo, ad incarnare la vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, venne scelta l’essenza sempreverde per eccellenza, l’abete.
L’importanza simbolica di tale rituale spinse in seguito perfino il cristianesimo ad adottare la festività, convertendola e sostituendola con il più importante degli appuntamenti: la nascita di Cristo, che venne infatti calendarizzata al 25 dicembre, in pieno periodo solstiziale. 


Oggi invece, in piena epoca materialista e consumistica, l’albero di Natale ha perso ogni suo significato simbolico, degradato ad oggetto di consumo, accessorio o complemento d’arredo per il solo periodo natalizio, di cui disfarsene come un normale rifiuto dopo l’Epifania.
Sono milioni le piante che ogni anno vengono commercializzate, volutamente senza radici, e quindi inesorabilmente destinate al cassonetto. Parte di queste vengono piantumate “ad hoc”, molte altre vengono invece, spesso illegalmente, strappate direttamente dai boschi o peggio, segate dalle cime degli alberi più grandi e più belli, con danni irrimediabili.
Quest’anno, anche le nostre istituzioni, hanno voluto contribuire “in grande” a questa spietata pratica: è stato infatti il Molise ad avere “l’onore” di donare l’abete che addobba piazza S. Pietro a Roma; uno splendido esemplare di Abete Bianco, di circa 25 metri, segato ed asportato dalla sua collocazione ormai centenaria di Pescopennataro,
Siamo consapevoli che il taglio di un albero, benché di notevole mole, non può certo essere considerato una catastrofe ambientale, ma il profondo significato simbolico che esso incarna, avrebbe dovuto spingere i responsabili di tale scelta, a decisioni più sensate e meno propagandistiche, magari con un rifiuto consapevole e ben motivato.

Il taglio dell’albero, eseguito in pompa magna, con tanto di pubblico ed autorità compiaciute del privilegio ottenuto dai vertici Vaticani, ci è sembrato in verità uno squallido rituale funebre che poteva, anzi doveva, essere certamente risparmiato. Il solo dispiegamento di uomini e mezzi della Protezione Civile (che dovrebbe avere ben altri scopi e finalità….) per scortare il defunto albero nell’ eccezionale trasporto dai boschi appenninici alla corte papale, si è trasformata  nella solita pacchianata in stile provinciale, di cui ci piacerebbe anche sapere chi si accollerà gli ingenti costi.
Passata l’euforia delle istituzioni, archiviata l’inascoltata e civile protesta dei tantissimi molisani che, specialmente sul web, hanno promosso iniziative di sensibilizzazione allo scopo di scongiurare l’abbattimento, resterà solo un discreto sperpero di denaro pubblico ( circa 30.000 euro), qualche tonnellata di segatura derivante dell’albero inutilmente sacrificato, oltre l’infondata illusione di un  ritorno economico o turistico, come se poi le migliaia di turisti che ammireranno l’albero in Piazza  S. Pietro, chiedendosi da dove provenga, torneranno in Italia a visitare il moncone del tronco dell’Abete papale del 2012 nei boschi di Pescopennataro…..

06/12/12

Green economy : le valutazioni di Fare Verde

Fare Verde ha partecipato agli Stati generali della green economy promossi dal Ministero dell’Ambiente e conclusi l’8 novembre a Rimini. Fare Verde è stata tra le 4 associazioni ambientaliste nazionali invitate dal Ministro Clini a valutare la proposta tecnica del comitato organizzatore e, vista l’importanza dell’argomento, la valutazione arriva “a freddo”, dopo un processo di consultazione interna che ha coinvolto l’associazione a tutti i livelli organizzativi.
Intervento di  Fare Verde agli Stati generali della green economy di Rimini, 7 novembre 2012
Il giudizio di Fare Verde sull’iniziativa è complessivamente positivo. Per l’associazione è stato un evento storico vedere 39 organizzazioni di imprese impegnate a prendere in seria considerazione problemi che non si possono più eludere come il riscaldamento del pianeta e l’esaurimento delle fonti fossili. Positivo anche il giudizio sul livello qualitativo della discussione e delle proposte tecniche espresse dai rappresentanti del comitato organizzatore divisi in 8 gruppi di lavoro.
Tra le osservazioni di Fare Verde, tuttavia, una sovrasta su tutte: la mancanza di un impegno preciso ad abbandonare criteri di valutazione dei risultati dell’economia basate su criteri quantitativi. In pratica, Fare Verde invita ad abbandonare il PIL come misura per dire se una economia funziona o meno.
Per Fare Verde, l’obiettivo della green economy non può essere quello di una ulteriore crescita economica poiché questa inevitabilmente si trasformerebbe in aumento di produzione e consumi, seppure di prodotti “più verdi”. Piuttosto, l’obiettivo di una economia green dovrebbe essere quello di portare l’overshoot day – il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse che il pianeta riesce a offrire in un anno – dalla fine di agosto al 31 dicembre. Fare Verde afferma che “stiamo già vivendo di gran lunga oltre le possibilità del pianeta e, di conseguenza, stiamo accumulando un grave debito verso la natura e le generazioni future. Si tratta di un debito ben più pesante e difficile da saldare rispetto al debito pubblico: se fallisce il pianeta per il genere umano potrebbe non esserci una seconda possibilità per ripartire come prima”. L’associazione fa notare che se il debito pubblico dell’Italia oggi è pari al 123% del PIL, quello ambientale è del 250% rispetto alle risorse che il territorio italiano sarebbe in grado di offrire. E di “spending review” su questo fronte non si sente parlare.
Fare Verde afferma che la green economy può dare un contributo prezioso attraverso i suoi investimenti in innovazione tecnologica per riportare produzione e consumo entro i limiti imposti dalla finitezza degli ecosistemi. Una economia verde non solo può migliorare la qualità della vita delle persone – che un ulteriore aumento di consumi, sprechi ed inquinamento, invece, metterebbe seriamente a rischio – ma può anche essere in grado di creare occupazione utile, al contrario di un crescita economica insostenibile che non crea occupazione. L’associazione cita i dati ISTAT: Dal 1960 al 1990, in 30 anni il PIL italiano è triplicato, ma il numero di occupati è rimasto pressoché identico. Per Fare Verde, tutte le attività economiche attualmente in grado di generare il maggiore impatto occupazionale sono, invece, orientate alla eliminazione degli sprechi e a una complessiva riduzione dei consumi.
Ma per fare tutto ciò il settore della green economy deve abbandonare l’idea di perseguire una ulteriore crescita economica. Si tratta di un profondo cambiamento culturale che non è possibile generare se non si passa dal PIL e dalla rincorsa ad una ormai poco probabile crescita economica a misure di performance dell’economia che tengano conto dei limiti del pianeta. In definitiva, per Fare Verde si tratta di affermare che oggi, e sempre di più in futuro, una economia funziona solo se soddisfa i bisogni delle persone restando entro i limiti imposti dagli ecosistemi.
Non si può ignorare, nelle osservazioni di Fare Verde, il richiamo ad alcune analisi condivise con il Movimento per la Decrescita Felice, che l’associazione ha deciso di assumere tra i suoi principali riferimenti culturali. D’altra parte, già nel 2006, pubblicando il documento “uscire dallo sviuppo”, Fare Verde aveva individuato nella decrescita felice una delle più convincenti ed efficaci analisi delle crisi epocali che stanno investendo i nostri sistemi economici e sociali.
I testi completi delle osservazioni di Fare Verde e dell’intervento del 7 novembre a Rimini sono consultabili sul sito dell’associazione.

16/11/12

Sabato 1 e domenica 2 dicembre 2012 si terrà presso la Tenuta Sant’Antonio di Poggio Mirteto Scalo (RI) una riunione del direttivo nazionale di fine anno allargata a tutti i soci con momento conviviale.

Il direttivo nazionale di Fare Verde ha deciso di allargare la sua ultima riunione del 2012 a tutti i soci per fare un punto della situazione associativa, condividere le aree più problematiche dell’attuale assetto organizzativo e raccogliere proposte e disponibilità per migliorare la gestione dell’associazione. L’obiettivo è quello di svolgere un incontro di fine anno in cui fare il resoconto delle attività svolte e dei risultati conseguiti e, allo stesso tempo, programmare il 2013. La riunione è stata programmata su due giorni per fare in modo che sia anche un momento in cui fare “comunità”. Per questo auspichiamo in modo particolare la partecipazione di soci e responsabili locali che fino ad oggi non hanno mai preso parte ad incontri nazionali dell’associazione e che pure svolgono quotidianamente una azione meritoria sul proprio territorio. Conoscersi, stringersi la mano, chiacchierare davanti ad un bicchiere di buon vino, passare una serata e un paio di giorni in allegria insieme alle proprie famiglie, è anche il modo per dare senso al nostro stare insieme, al di là dell’impegno a volte estenuante che richiede la tutela dell’ambiente in questa nostra Italia.
PROGRAMMA DI MASSIMA
Sabato 1 dicembreIn mattinata, arrivi e sistemazione
13:00 pranzo
15:00 discussione ordine del giorno
17:30 pausa té e caffé
18:00 discussione ordine del giorno
20:00 cena
dopocena in compagnia: chiacchiere, buon vino, canzoni, morra, tressette, …
Domenica 2 dicembre8:30 colazione
9:30 Eventuali altre idee (varie ed eventuali) e deliberazione finale.
11:00 visita all’Abazia di Farfa
13:00 pranzo (presso struttura o sagra locale)
Per incontrarci abbiamo scelto un posto particolarmente bello, nel cuore della Sabina, in una posizione baricentrica rispetto al territorio nazionale, e facilmente raggiungibile anche con I mezzi pubblici: la tenuta Sant’Antonio, dove ci ritroveremo è a 1,7 km dalla stazione ferroviaria di Poggio Mirteto, raggiungibile in circa 50 minuti da Roma Tiburtina.


12/11/12

Accordo programmatico “energie nuove per uscire dalla crisi” per la diffusione di “economie verdi” nelle regioni del Sud Italia



Imprese del Sud e Fare Verde Onlus ritengono che la grave crisi economica palesatasi drammaticamente nel 2008 con lo scoppio della bolla speculativa relativa ai mutui suprime negli Stati Uniti, e ancora in corso all'atto della stipula del presente accordo, abbia tutti i caratteri di
una crisi epocale e di sistema. Per questo richiede approcci e strumenti completamente nuovi rispetto a quelli utilizzati in passato.
La crisi finanziaria è strettamente connessa alla crisi dei sistemi produttivi e dei consumi poiché, come osservato dal premio nobel per l'ecomia Joseph Stigliz, nei paesi occidentali negli scorsi decenni la produttività è cresciuta più della domanda. Il perseguimento di una sempre maggiore produttività dei fattori produttivi al fine di produrre e mettere in vendita una quantità sempre maggiore di prodotti e servizi con l'impiego di un numero sempre minore di addetti, ha  determinato nei paesi “avanzati” una sovrapproduzione di merci a fronte di una profonda crisi occupazionale e di una stagnazione dei redditi e della capacità di spesa.
Per alcuni anni il ricorso all'indebitamento, sia pubblico che privato, ha consentito di sostenere i consumi, anche a fronte di redditi medi che non crescevano. Soluzioni come il finanziamento pubblico di grandi opere, gli incentivi alla rottamazione o il credito al consumo – che negli ultimi decenni ha conosciuto un vero e proprio boom - per un certo periodo hanno consentito di mantenere i livelli di consumo al di sopra delle possibilità del sistema economico ed assorbire il sovrappiù produttivo. Lo stessa concessione da parte delle banche statunitensi di mutui a persone che non avevano i requisiti per ottenerlo – clientela cosiddetta “subprime” – ha consentito di sostenere un mercato immobiliare che diversamente sarebbe entrato in una profonda crisi.
Allo stato attuale, i livelli raggiunti dall'indebitamento sia pubblico che privato rendono inapplicabili per il futuro ulteriori politiche economiche di sostegno alla domanda che non siano correlate a concreti e misurabili risparmi.
Allo stesso tempo, la crisi economica si interseca con una crisi altrettanto grave e drammatica: quella ambientale. Un consumo di risorse naturali sistematicamente superiore a quello che gli ecosistemi possono sopportare senza deteriorarsi, unitamente alla produzione di una quantità di emissioni inquinanti – solide, liquide e gassosse – costantemente superiore a quella che l'ambiente sarebbe in grado di assorbire, non è più immaginabile per il futuro. Riscaldamento del pianeta e stravolgimenti climatici, provocando siccità o precipitazione di straordinaria intensità e frequenza, erosione e depauperamento dei terreni agricoli, calo delle produzioni animali, stanno già determinando danni economici al settore primario dell'agricoltura. Allo stesso modo, la drammatica combinazione tra fenomeni climatici estremi e eccessivo consumo di suolo stanno causando, con una frequenza sempre maggiore rispetto al passato, devastazione, morti e ulteriori danni economici.
Una panoramica su tutti gli studi disponibili sul picco e la disponibilità di materie prime e fonti energetiche fossili e minerarie evidenzia come si vada incontro nei prossimi decenni ad un'inesorabile esaurimento delle risorse non rinnovabili che attualmente i paesi più industrializzati e quelli emergenti utilizzano per i loro processi di produzione e consumo. In termini economici ciò si trasformerà, secondo il parere di esperti, in un'inevitabile incremento dei costi secondo le più elementari leggi del mercato.
Di fronte a questo scenario che pone una seria ipoteca sulla possibilità di sperimentare in futuro ulteriori crescite quantitative di produzione e consumi e che ha i caratteri della crisi epocale piuttosto che quelli di una ciclica congiuntura economica negativa, le imprese devono reagire con risposte strategiche capaci di futuro. In particolar modo, le piccole e medie imprese possono e devono reagire con una velocità ed una flessibilità che è propria di strutture organizzative piccole e snelle per meglio adattarsi ai mutati scenari economici.
Impegno, senso di responsabilità, passione per il proprio lavoro e abnegazione che da sempre dimostrano piccoli imprenditori e artigiani affrontando piccole e grandi difficoltà di mercato, devono essere indirizzate verso un nuovo sentiero strategico che tenga conto, insieme alle potenzialità del territorio, delle tendenze globali dell'economia.
Contemporaneamente, cittadini e pubblica amministrazione devono essere stimolati a generare una domanda di beni e servizi caratterizzati sempre di più da sostenibilità economica e ridotto impatto ambientale. Qualsiasi sforzo imprenditoriale che non incontrasse una adeguata risposta da parte dei mercati attuali o potenziali sarebbe, infatti, inefficace e destinato all'insuccesso.

05/11/12

VIA MATRIS E COLLINA MONFORTE: NON BASTA IL LAVORO DEI VOLONTARI, URGE VALORIZAZIONE DEL SITO E MAGGIORE CONTROLLO E PREVENZIONE.




Si è svolta con successo, la scorsa domenica mattina, la manifestazione ecologica “Oh che bel castello” promossa dal locale gruppo di FARE VERDE. Tanti i volontari che hanno risposto all’appello e che, armati di sacchi, guanti da lavoro e tanta buona volontà, hanno percorso l’intera via Matris, liberandola dai tantissimi rifiuti più o meno nascosti tra la vegetazione.
Come consuetudine in queste occasioni, le sorprese non sono mancate: oltre a circa 40 sacchi di rifiuti raccolti, di cui gran parte bottiglie di vetro - raccolte in maniera differenziata-   nascosti tra rocce e vegetazione, anche tanti rifiuti ingombranti tra i quali un cofano di automobile, un divano, un mobile da cucina ma anche tanti scarti di lavorazioni edili, tubi di scarico ed apparecchiature elettroniche fuori uso. In particolare, nei pressi del retro della chiesa di S.Giorgio, zona raggiungibile in auto e lontana da sguardi indiscreti (nonostante l’inutile presenza di un cartello “area video sorvegliata”) è stato individuato un principio di discarica abusiva i cui materiali sono stati assemblati dai volontari, in attesa del ritiro, si spera tempestivo, da parte della SEA.
Bonificata anche una grotta, ai piedi della collina e non lontana dall’ingresso del percorso naturalistico, che si presentava come un vero e proprio ricettacolo di immondizia; dalla stessa cavità, sono state rinvenute anche tantissime siringhe, inequivocabile segnale di pericolose frequentazioni che inibiscono di fatto la fruizione dell’area ai più piccoli ed a quanti vi si recherebbero per una salutare passeggiata in pineta.
Al termine della “scalata” è stata ripulita anche l’area circostante il Castello, come sempre imbrattata dai resti e dagli scarti delle cenette e dei festini consumati sul muretto del piazzale e sistematicamente gettati a valle nella pineta: bottiglie e lattine, bicchieri e calici usa e getta, cartoni di pizza ed involucri di dolci, patatine ecc…; il tutto a deturpare lo scenario di chi reca “sui monti” magari per godere di una bella veduta della città.

Dal lavoro svolto e dal monitoraggio effettuato, emerge che l’intera area della collina Monforte versa in stato di completo abbandono e che nulla è stato fatto, nonostante i tanti e ripetuti appelli, per avviare una seria valorizzazione di un sito che presenta enormi potenzialità turistiche ed ambientali. Invitiamo l’amministrazione e chi direttamente gestisce, evidentemente in maniera inadeguata, la via Matris ed il Castello Monforte, a fare tesoro dell’esempio dato anche in questa occasione dai volontari, affinché venga adottato ogni utile provvedimento che tuteli la salubrità del sito e prevenga, ed eventualmente reprima, episodi di inciviltà e vandalismo.


Campobasso, 5 novembre 2012                                                              


FARE VERDE Onlus – Associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi dell’art.13 legge 349/86
Gruppo locale di Campobasso. Tel.329.43.43.334
www.fareverde.it - molise@fareverde.it

01/11/12

VIA MATRIS E COLLINA MONFORTE: REGNA IL DEGRADO. DOMENICA 4 TORNA “OH CHE BEL CASTELLO”



Degrado ed abbandono continuano a regnare sulla Collina Monforte a Campobasso, sito di pregio naturalistico che ospita il Castello cittadino ed incarna storia, cultura e tradizioni campobassane.
Come ormai consuetudine, Fare Verde monitorizza periodicamente lo stato di salute del sito, ma i risultati, nonostante i ripetuti richiami e l’attenzione sollevata in più occasioni negli ultimi anni, continuano ad essere davvero scoraggianti.
Questa volta abbiamo percorso la Via Matris, percorso naturalistico e spirituale che parte dal Viale del Castello e culmina sul piazzale del convento in cima alla collina, ed è bastato allontanarsi di qualche metro dal mattonato del percorso per imbattersi nel solito squallido scenario di rifiuti di ogni genere disseminati tra rocce e vegetazione. Ma non serve “imboscarsi” più di tanto per rammaricarsi dello stato di incuria in cui versa la via Matris: illuminazione distrutta, vegetazione incolta,  muri e rocce imbrattate, panchine divelte, servizi igienici ormai ridotti ad un ammasso di macerie e finanche le opere artistiche ubicate lungo il percorso completamente in balia dei vandali, dimostrano in maniera lampante che manca qualsiasi forma di controllo e prevenzione e che la gestione del sito, unitamente a quella del Castello, è evidentemente carente sotto molti aspetti.
Per denunciare lo stato di incuria ed abbandono in cui versa la Via Matris e l’intera collina Monforte, per contribuire concretamente alla salvaguardia del luogo simbolo della nostra città, per chiedere all’amministrazione maggiore cura ed attenzione per il sito e per l’intero verde pubblico, Fare Verde promuove per domenica 4 novembre, una nuova edizione di “OH CHE BEL CASTELLO!” l’ormai consueta manifestazione ecologica autunnale per la tutela della collina Monforte.
Pertendo dall’ingresso di Viale del Castello, si percorrerà l’intero percorso, rastrellando i tantissimi rifiuti, più o meno nascosti tra la vegetazione, che deturpano la pineta, fino ai piedi del castello che sarà simbolicamente “assalito” dal basso dai volontari.
Fare Verde invita associazioni, cittadini ed amministratori ad aderire all’iniziativa, per passare una mattinata all’insegna dell’impegno civico, diversa dalla solita routine e, perché no, scoprire e conoscere qualche angolo ancora nascosto della nostra città.
Appuntamento alle 10.00 presso l’ingresso della via Matris, Viale del Castello. Consigliati scarponi e giacca a vento!!

29/10/12

OH CHE BEL CASTELLO !!!


Torna la giornata ecologica a tutela della collina del Castello Monforte a Campobasso. FARE VERDE invita cittadini ed associazioni a prendere parte all'iniziativa che si svolgerà la mattina di domenica 4 novembre a partire dalle 10.00.
Partiremo dall'ingresso della via Matris su Viale del Castello e ne percorreremo l'intero percorso rastrellando i tanti rifiuti disseminati un pò dapertutto a deturpare il principale sito naturalistico della nostra città fino ai piedi del Castello Monforte che, ancora una volta, necessita di un deciso intervento di "bonifica" dai tanti rifiuti presenti su tutto il perimetro e camuffati tra la vegetazione .
Appuntamento all'ingresso della via Matris in Viale del Castello alle 10,00.
Consigliati guanti da lavoro e scarponi da trekking.
Per informazioni : 329.43.43.334.

Partecipa e diffondi l'evento su Facebook : http://www.facebook.com/events/554676121215558/?context=create

28/09/12

LOTTIZZAZIONE S.PIETRO: IL COMUNE FACCIA RISPETTARE LE REGOLE.




Non si arresta il far west del cemento nella nostra città. L’ultima cementificazione in atto è quella del rione S.Pietro, dove si è da poco aperto il cantiere dell’ennesima lottizzazione che cancellerà una delle ultime aree verdi esistenti nel cento di Campobasso.
L’area interessata ai lavori, tra via S.Giovanni ed il Terminal Autobus, fino alla rotatoria di via G.B.Vico, è un’area di pregio ambientale,  ricca di innumerevoli specie arboree ad alto fusto che costituiscono un ricco ecosistema umido boschivo e floristico (come si evince dalla Valutazione Ambientale Strategica del 27 luglio 20120 condotta dalla Geoservizi) che, anziché essere valorizzato e preservato, come auspicato dalla predetta valutazione, sarà spazzato via per far posto all’ennesima spianata  di cemento ed asfalto, anche con ripercussioni sul microclima presente nella zona, tra l’altro a monte di un sito, quello del vallone dello Scarafone, già duramente compromesso dagli indiscriminati interventi edilizi degli ultimi anni.
Le onduline metalliche messe a copertura del cantiere, tra qualche giorno non riusciranno più a nascondere i previsti brutti palazzoni di circa 30 metri che, tra l’altro, difficilmente potranno rispettare i limiti di legge previsti in materia di distanze minime tra gli edifici nelle zone urbane.
Va aggiunto che il progetto iniziale, presentato agli organi competenti per la prevista concessione, (rilasciata lo scorso 27 giugno), prevedeva la realizzazione di un cosiddetto “parco” denominato “Casa Clima”, con spiccati connotati eco sostenibili, dall’aspetto gradevole ed in linea con i moderni standard estetici ed urbanistici, ampi spazi verdi, aree sport e svago, aiuole, giardini pensili, arbusti di pregio e quant’altro, tutto splendidamente ed artisticamente esposto e rappresentato su plastici e variopinte mappe. Ma che mai saranno realizzati.
La costruzione avviata, infatti, che interessa un’area complessiva di ben 35.000 mq., non avrà nulla a che vedere con tutto ciò, ma sarà l’ennesima sfilza  di palazzoni dormitorio, che andranno inevitabilmente ad appesantire il carico urbanistico ed imbruttire il profilo paesaggistico della città, proprio a ridosso della centralissima via Mazzini e dell’intero centro cittadino.
Perché l’ente preposto (Comune) non vigila sulla effettiva rispondenza tra i progetti iniziali e ciò che viene effettivamente costruito?
Va inoltre considerato che circa 25.000 mq., quindi. oltre 2/3 della superficie dell’area in questione, sarà completamente cementificata, amplificando oltremodo il già troppo esteso fenomeno dell’impermeabilizzazione dei suoli ed il consumo del territorio, causa primaria di dissesti idrogeologici e delle gravi conseguenze da essi derivanti. Chi si assumerà le responsabilità di eventuali future calamità?
Infine, a dimostrazione della totale inosservanza delle regole e degli accordi, va anche segnalato che ad oggi non v’è traccia alcuna dei trenta alloggi di edilizia agevolata che, quali oneri di urbanizzazione, dovevano essere costruiti contemporaneamente alla lottizzazione in argomento e ceduti dalla ditta costruttrice al Comune; inadempienza che di fatto calpesta gli interessi pubblici e gli obiettivi alla base della convenzione tra l’Ente ed il privato costruttore. Cosa risponde Palazzo San Giorgio a proposito?
Chiediamo con forza che il Comune di Campobasso e gli organi preposti, vigilino sul rispetto delle leggi e delle regole finora palesemente violate, anche ricorrendo alla sospensione della concessione edilizia in questione, per verificare la correttezza di tutte le procedure e tutelare gli interessi pubblici, l’ambiente cittadino ed i beni comuni contro ogni tentativo di speculazione ai danni della collettività.  

Campobasso, 28 settembre 2012                                                        

FARE VERDE Onlus  - Gruppo di Campobasso

18/09/12

pubblichiamo da www.lteconomy.it

INTERVISTA A MAURIZIO PALLANTE


(Saggista italiano, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice)
A partire dagli anni 2000 in Italia si è sviluppato il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) che si incentra sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso, e sulla creazione di una società più sobria, empatica ed economicamente stabile. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bio-economia, ed in linea con il pensiero di Serge Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita. Quali sono i principi che guidano la decrescita? Perché sostenerli? Quanto possono essere funzionali alla risoluzione dei principali problemi che affliggono attualmente le società più ricche (debito pubblico elevato, disoccupazione giovanile, inquinamento ed impronta ecologica elevata)? Maurizio Pallante, fondatore e Presidente dell’associazione per la Decrescita felice (http://decrescitafelice.it/), risponderà alle nostre domande.

 
Settembre 2012

  1. Domanda: Che cos’è la “decrescita felice” e quali sono i principi su cui essa si basa?

    Risposta:
    Per ben definire il concetto di “decrescita felice” occorre prima chiarire il concetto di “crescita”. La crescita economica è misurata in termini di Prodotto Interno Lordo (PIL) e si assume che una crescita del PIL pro capite genera un aumento del benessere dei cittadini. In realtà non è così! Secondo la definizione, il Prodotto Interno Lordo misura il valore dei “beni” (e servizi) forniti in un Paese; in realtà siccome esso prende in considerazione solo oggetti e servizi che vengono scambiati con denaro, non tutto ciò che rientra nel PIL ha un effettiva utilità (non tutte le “merci” scambiate sono beni), mentre ci sono beni e servizi (quelli auto-prodotti) che, pur non rientrando nel PIL, generano valore. Faccio un esempio: per riscaldare le nostre case, mediamente si consumano20 litri di gasolio al metro quadrato all’anno; in Germania non danno licenza di abitabilità a case che consumano più di7 litri di gasolio al metro quadrato all’anno (circa 1/3 rispetto al consumo medio italiano). Ciò vuol dire che, se per legge si può imporre che un edificio non consumi più di7 litri di gasolio al metro quadrato all’anno, gli edifici che ne consumano 20 sono così mal costruiti che disperdono (tramite infissi, sottotetto, pareti etc…) una quantità di energia pari a tredici litri su 20 al metro quadrato; questi tredici litri in più rappresentano una merce che si vende e si compra e che quindi fa crescere il PIL; in definitiva, una casa mal costruita che spreca energia riesce a far crescere il PIL più di una casa ben costruita che invece riduce il consumo di energia. Se una casa mal costruita venisse ristrutturata in modo tale da ridurre o eliminare del tutto gli sprechi, ciò farebbe decrescere il Prodotto Interno Lordo.
    A questo punto si può introdurre il primo concetto di decrescita: la decrescita è la diminuzione della produzione e del consumo di merci che non sono beni; in parole povere consiste nella riduzione degli sprechi energetici e non energetici. Per ottenere questo risultato occorre sviluppare delle tecnologie più evolute che abbiano l’obiettivo non di aumentare la produttività industriale, ma di ridurre, per ogni unità di prodotto o per ogni servizio fornito, la quantità di energia necessaria a produrlo, la quantità di materie prime che si consumano e la quantità di materiali che vengono portati allo smaltimento nel momento in cui gli oggetti cadono in disuso.
    C’è poi un secondo aspetto della decrescita: c’è una grande quantità di beni che possono essere autoprodotti; i beni autoprodotti, non essendo scambiati in denaro, non fanno crescere il PIL: se una famiglia possiede un orto, la frutta e verdura prodotti in questo orto non fanno crescere il PIL perché non vengono venduti; inoltre, essi fanno diminuire il PIL, perché quella famiglia non va più a comprare la frutta e la verdura al mercato (diminuisce la domanda della merce “frutta e verdura”). In sostanza il secondo aspetto della decrescita è l’aumento della produzione e dell’uso dei beni che non sono destinati ad essere commercializzati. Ogni volta che si introducono beni che non vengono scambiati in denaro si hanno una serie di vantaggi ulteriori: essi non solo sono a km “0”, ma sono beni a cm “0”; fanno diminuire il consumo di fonti fossili (in quanto non c’è esigenza di trasporto) e non hanno imballaggi, quindi si riducono i rifiuti.
  2. Domanda: Quali sono i “vantaggi” generati adottando i principi di decrescita da lei definiti?

    Risposta:
    Ogni qualvolta che si riduce la produzione ed il consumo di merci che non sono beni ed invece si aumenta la produzione e l’uso di beni che non vengono scambiati nel mercato si ha un miglioramento della qualità della vita ed un miglioramento dell’ambiente; una casa che consuma 7 litri di gasolio all’anno per metro quadro riduce di 2/3 l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera; ogni volta che si mangia qualcosa di autoprodotto, ad esempio la verdura di un orto, si mangia un prodotto migliore di quello che viene comprato; per questo accanto alla parola decrescita è stato messo l’aggettivo “felice”, non perché chi fa decrescita è più felice, ma per il semplice fatto che, se la decrescita si realizza attraverso i metodi indicati, si ha un miglioramento ambientale e della qualità della vita .
  3. Domanda: Quando e come sono nati l’idea della decrescita ed il conseguente movimento?

    Risposta: 
    L’idea della decrescita è sostenuta anche da altre associazioni e gruppi diversi dal nostro; il che è un fatto abbastanza normale, in quanto, essendo una forma di pensiero ancora in fase embrionale, è inevitabile che ci siano interpretazioni parzialmente differenti; è qualche cosa di analogo alla biodiversità in campo vegetale. La nostra idea di decrescita nasce da un impegno ambientalista che ho avuto a partire dal 1985 nella fondazione dei Verdi (da dove sono uscito nel 1992-93); all’epoca (ma ancora oggi) la maggior parte degli ambientalisti sosteneva che, per affrontare il problema energetico, bisognava sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili; io, insieme ad altre persone, sostenevo che la prima cosa da fare non era la sostituzione delle fonti, bensì la riduzione degli sprechi; il nostro sistema energetico spreca il 70% dell’energia che utilizza; di fronte a tale sistema che noi possiamo paragonare ad un secchio bucato, il primo problema che si impone non può essere la sostituzione delle fonti, ma la riduzione degli sprechi (ossia la riparazione del secchio).  Solo se si fa questo primo passo, in termini metodologici, ha senso poi procedere col secondo passo che è quello di sviluppare le fonti rinnovabili. Se ci si pone l’obiettivo di ridurre gli sprechi di energia si sta facendo della decrescita perché si sta lavorando per ridurre il consumo di una merce che non è un bene. A partire da questo impegno ambientalista, specificamente concentrato sul discorso dell’energia, ho poi sviluppato il discorso della decrescita come concezione più ampia che non riguarda solo l’aspetto tecnologico, ma anche l’aspetto degli stili di vita.  Attualmente, anche se il nostro movimento non è per statuto direttamente impegnato in politica, ci si sta adoperando al fine di portare dei suggerimenti a chi si trova all’interno delle istituzioni.
  4. Domanda: Dalla sua nascita ad oggi che progressi ha fatto il movimento della decrescita in Italia?

    Risposta:
    Noi abbiamo attualmente una trentina di circoli territoriali in tutta Italia che diventeranno una cinquantina entro la fine dell’anno; in più abbiamo dei gruppi di lavoro tematici (decrescita e salute, decrescita e tecnologia, decrescita e agricoltura, decrescita e uso del suolo). Da Dicembre 2007 (quando è stato fondato il movimento) ad oggi c’è stato un notevole sviluppo sia in termini numerici che in termini di idee; una delle cose più importanti è che nel movimento c’è una vasta presenza di persone al di sotto dei trenta anni ed alcuni circoli sono composti quasi esclusivamente da questa fascia di età. Ciò che ci sta aiutando molto in questo lavoro, oltre alle nostre elaborazioni ed alla nostra coerenza, è anche la crisi, perché la crisi costringe le persone a rimettere in discussione i propri stili di vita ed a porsi dei problemi che altrimenti non si sarebbero posti.


  5. Domanda: Oltre che in Italia ed in Francia, quanto è diffuso nel mondo il movimento della decrescita?

    Risposta: 
    Ci sono movimenti in tutta Europa ed in tutto il mondo; a Settembre, a Venezia ci sarà un incontro di tutti i movimenti della decrescita a livello internazionale; saranno 4-5 giorni di incontro tra gruppi che operano nel diffondere il concetto di decrescita nel mondo; questo è il terzo confronto internazionale (dopo il primo avvenuto a Parigi ed il secondo a Barcellona); in quella sede si analizzerà lo sviluppo a livello europeo e mondiale di questi movimenti che non necessariamente prendono l’appellativo di decrescita; ci sono ad esempio in Sud America movimenti che fanno richiamo al “Buen vivir”, che comunque si basano su delle scelte in cui si fa prevalere lo stare bene, “il ben vivere” piuttosto che produrre tanto; l’analogia sta nel fatto che anche noi, quando parliamo di decrescita felice, pensiamo che la diminuzione della produzione di merci che non sono beni comporti un miglioramento della qualità della vita e quindi un “buen vivir”.
  6. Domanda: In termini politici che effetti ha avuto il movimento della decrescita?

    Risposta:
    A livello politico ci sono delle esperienze soprattutto a livello locale; c’è l’esperienza dei “comuni virtuosi” che è molto vicina a quello che noi facciamo; c’è poi l’esperienza di tutti i movimenti contrari alla cementificazione del suolo che va nella nostra direzione. Ultimamente, inoltre, ci sono i risultati elettorali raggiunti dal Movimento a 5 stelle, che, pur essendo autonomo rispetto al movimento della decrescita felice (anche perché esso si presenta a livello istituzionale, a differenza del movimento per la decrescita felice), porta avanti tematiche in grossa sintonia con i nostri principi; un esempio di tale sintonia sono rappresentate dal fatto che la giunta di Parma (in cui  tale movimento ha vinto le ultime elezioni, NDR) ha richiesto un mio contributo come consulente rispetto alle scelte che deve fare, un contributo che do a titolo gratuito e che ha  portato già a delle proposte in fase di elaborazione concreta.
  7. Domanda: Può chiarire bene la differenza che c’è tra decrescita e recessione?

    Risposta:
    Entrambi i processi comportano una riduzione del PIL; tuttavia, sono concetti differenti; facciamo un esempio: prendiamo due persone che non mangiano abbastanza rispetto a quanto vorrebbero mangiare; una persona che non mangia quanto vorrebbe perché non ha da mangiare ed un’altra persona che invece non mangia quanto vorrebbe perché ha deciso di fare una dieta. Queste due persone solo apparentemente fanno la stessa cosa; in realtà, mentre la prima persona non fa una scelta, ma subisce una condizione che peggiora la sua vita, la seconda persona fa una scelta che migliora la sua vita. La recessione è come la persona che non mangia perché non ha da mangiare; se un sistema economico fondato sulla crescita della produzione di merci non riesce a crescere, significa che non sta raggiungendo la sua finalità e questo comporta tutta una serie di problemi, il più grave dei quali è quello della disoccupazione. Differentemente, la decrescita è paragonabile a chi non mangia quanto vorrebbe perché sta facendo una dieta; quindi la decrescita, come detto, si propone di ridurre le merci che non sono beni, ossia di introdurre degli elementi di valutazione qualitativa in ciò che va prodotto ed in ciò che non va prodotto. Allora, da questo punto di vista, se ad esempio l’obiettivo è quello di ridurre il consumo di fonti fossili attraverso la riduzione degli sprechi energetici nelle case, si crea un’occupazione qualificata, in quanto non è un’occupazione volta a creare nuove case di cui non c’è bisogno, ma è finalizzata alla ristrutturazione delle case esistenti; è un’occupazione utile e che si autofinanzia con i risparmi ottenibili nelle spese per il consumo energetico (risparmi che possono essere utilizzati per pagare le quote di ammortamento degli investimenti necessari a ridurre lo spreco dell’energia nelle case).

     
  8. Domanda: Un sistema economico che si basa sui principi della decrescita è più stabile rispetto a quello che si basa sui principi della crescita?

    Risposta:
    Sicuramente, è più stabile. Un sistema economico basato sulla crescita richiede che tutte le aziende facciano investimenti in tecnologie finalizzate all’aumento della produttività, che ha come riflesso una riduzione del numero di occupati; quindi sostituendo il lavoro umano con macchine sempre più perfezionate e che producono sempre di più, da un lato aumenta l’offerta di merci, mentre, dall’altra, diminuisce la domanda di merci a causa della riduzione del numero degli occupati. Pertanto, un sistema basato sulla crescita è decisamente instabile, mentre un sistema basato sulla decrescita è un percorso che ha due grandi tappe: la prima tappa consiste nel ridurre gli sprechi, quindi far lavorare le persone in maniera utile per sviluppare le tecnologie che aumentano l’efficienza nell’uso delle risorse; nel momento in cui si raggiunge questo risultato, scatta la seconda tappa: l’economia della decrescita punta ad una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e a consentire alle persone di sviluppare attività creative e relazioni umane anziché essere assorbite per tutta la vita nelle ore migliori della giornata nell’attività di produzione di merce.
  9. Domanda: Nel mondo si sta diffondendo il movimento “Transition Town” che sostiene il nascere ed il diffondersi di società con uno stile di vita più in equilibrio con le risorse del pianeta. Che affinità ci sono tra il movimento della decrescita e Transition Town?

    Risposta:
    Il movimento “Transition Town” sta facendo un lavoro analogo al nostro; mentre la nostra proposta ha una valenza di politica economica industriale, il movimento Transition Town parte dall’analisi della possibilità di fare dei cambiamenti a livello territoriale e locale; tuttavia, c’è una coerenza sia negli assunti che negli obiettivi di fondo.
  10. Domanda: Oggi, in Italia ed in gran parte dei Paesi europei ci sono due gravi problemi: elevato debito pubblico ed elevata disoccupazione giovanile. In che modo la decrescita può favorire il superamento di questi due problemi? In particolare, la sostenibilità di un debito pubblico è legata alla capacità di crescere di un Paese; cosa si dovrebbe fare per ridurre il Debito Pubblico pur in un contesto di decrescita?

    Risposta:
    Noi abbiamo elaborato una proposta di politica economica ed industriale che va in questa direzione, ossia nella riduzione del debito pubblico e nell’aumento dell’occupazione (e quindi anche di quella giovanile). In sostanza sosteniamo che le politiche economiche tradizionali non sono in grado di farci uscire dalla crisi perché il debito pubblico è l’altra faccia della medaglia della crescita economica. Con lo sviluppo tecnologico, la produzione aumenta, ma diminuisce il numero di occupati; il debito diventa necessario per sostenere la domanda; una riduzione del debito comporta un calo della domanda e quindi un aggravamento della crisi; viceversa, per creare occupazione (non necessariamente qualificata) occorre far crescere la domanda e quindi il debito. L’unica strada per uscire dalla corrente crisi è quello di fare degli investimenti per creare un’occupazione utile, senza aumentare il debito pubblico; tali investimenti si autofinanzieranno grazie alla riduzione degli sprechi che essi comporteranno. E’ un circolo virtuoso in cui la riduzione degli sprechi rilascia risorse investibili in attività volte a ridurre ulteriormente gli sprechi creando occupazione qualificata. Si introducono così dei criteri di valutazione qualitativa nel fare umano; l’obiettivo quantitativo della crescita del PIL non è in grado di risolvere la crisi, mentre la scelta che noi facciamo di ridurre le merci che non sono beni (di ridurre gli sprechi) è l’unica maniera di affrontare entrambi i problemi (riduzione del debito ed aumento dell’occupazione).

  11. Domanda: Cosa pensa dell’attuale sistema del lavoro (piramide dei salari, enfasi sulla produttività, maternità bassa per le donne etc….)?

    Risposta:
    La critica principale che noi facciamo all’attuale sistema del lavoro è che questo fa prevalere l’aspetto del produttore di merci sull’aspetto della persona nel suo complesso. L’essere umano non è fatto da individui finalizzati solo alla produzione ed al consumo di merci; è fatto di persone che hanno degli affetti, che hanno delle esigenze di carattere conoscitive, creative e spirituali. Quello che è importante è di non appiattire l’uomo in una dimensione materialistica; la valorizzazione degli esseri umani in tutti i loro aspetti comporta anche il recupero di uguaglianza e giustizia tra le varie categorie sociali e tra i sessi.

  12. Domanda: L’attuale sistema economico basato sulla crescita, come ben descrive nel suo libro “Meno e meglio”, sta generando una progressiva perdita delle relazioni umane, in particolare quella tra genitori e figli. Quali conseguenze psicologiche questo avrà sui nostri figli?

    Risposta:
    In realtà le conseguenze di un progressivo impoverimento delle relazioni umane le stiamo già subendo oggi. Essendo questo un sistema diffusosi a partire dagli anni sessanta, ha già comportato una disgregazione della società; abbiamo delle lacerazioni a livello sociale soprattutto nelle grandi aree urbane. I bambini che vengono (o sono stati) trascurati nei primi anni di vita (soprattutto nei primi tre anni, gli anni dell’imprinting) cadono nel rischio di sviluppare comportamenti violenti ed antisociali (Brazelton B., Greenspan S., 2001, I bisogni irrinunciabili dei bambini). Essi vengono trascurati perché i genitori dedicano la maggior parte del loro tempo al lavoro per l’esigenza (imposta dalla società) di procurarsi il denaro necessario alla crescita dei propri figli; è un’esigenza di benessere che li spinge a dedicare la maggior parte del tempo al lavoro, quando, invece, le esigenze di tutti gli essere umani ed in particolare dei bambini, sono esigenze soprattutto di tipo affettive, che possono essere soddisfatte con la dedizione di tempo, l’attenzione, la solidarietà e la capacità di fare delle esperienze insieme. Tutta questa dimensione di cui sono stati private le giovani generazioni a partire dagli anni sessanta si sono riverberate sulla loro capacità di avere dei rapporti solidali e di empatia con le altre persone, chiudendoli in un ottica di isolamento e di incapacità di concepire dei rapporti personali se non nell’ottica della competizione e della concorrenza. Tutto questo lo stiamo pagando in maniera molto grave ed è destinato ad aggravarsi ulteriormente fin quando non si capirà che gli aspetti relazionali sono più importanti di quelli materiali e che gli esseri umani non possono appiattire tutte le loro esigenze sul denaro e sull’acquisto di merci.

  13. Domanda: Jeremy Rifkin, nel suo libro “La Terza Rivoluzione Industriale”, ipotizza la creazione di una rete elettrica a generazione distribuita alimentata da fonti di energia rinnovabile; crede fattibile una tale infrastruttura e  cosa ostacola la sua realizzazione?

    Risposta:
    Tecnicamente, ad oggi, essa è già fattibile; occorre solo fare delle modifiche alla rete in quanto essa è fatta in funzione del contributo energetico che deriva dalle grandi centrali di produzioni elettriche; quella attuale è una rete ad albero, mentre un sistema energetico a distribuzione diffusa comporta invece lo scambio delle eccedenze di piccoli impianti che può venire solo a scala locale, per cui la rete deve essere cambiata e diventare una rete di reti sul modello di internet. Le difficoltà a realizzare questo progetto sono in realtà legate al fatto che il potere delle grandi multinazionali produttrici di energia verrebbe ridimensionato; tuttavia, trattandosi di aziende che hanno un potere politico molto forte, capace di condizionare i governi, ad oggi risulta molto difficile creare un sistema del genere; in conclusine, la difficoltà non è tecnica ma politica.

  14. Domanda: Secondo il Global Footprint Network, ogni persona nel mondo avrebbe a disposizione 1,8 ettari, mentre ne consuma in media 2,7; la conseguenza e che stiamo sfruttando 1 volta e mezzo il nostro Pianeta (la nostro impatto ecologico, in termini di consumo ed inquinamento, supera quanto la Terra è in grado di assorbire  e rigenerare). Quali sono le azioni principali che l’uomo dovrebbe attuare per ridurre il suo impatto ecologico?

    Risposta:
    Il problema non consiste solo in un “impronta” mediamente superiore a quella ecologicamente possibile, ma la presenza di uno squilibrio tra i vari popoli nel mondo: ci sono alcuni popoli che hanno un impronta molto inferiore ad 1,8 ed altri, invece, la cui impronta ecologica è molto più alta. La decrescita è l’unico modo per ridurre l’impronta ecologica dell’uomo sulla Terra; non esistono altre soluzioni, perché soltanto la decrescita, riducendo la produzione di merci che non sono beni, è in grado di ridurre il consumo di risorse e l’inquinamento ambientale. L’obiettivo dovrebbe essere non solo quello di riportare il rapporto tra gli ettari che si consumano e quelli ecologicamente disponibili ad “1”, ma anche di ridare giustizia nel consumo delle risorse nel Pianeta; visto che sono soprattutto i Paesi più ricchi che dovranno adottare i principi della decrescita e ridurre la propria impronta ecologica riportandola a valori più vicini alle possibilità rigenerative della Terra, con la decrescita si realizzano entrambi gli obiettivi.


  15. Domanda: Secondo lei stiamo ancora in tempo?

    Risposta:
    Questo non lo so! Forse no, anche se la crisi  economica dà delle speranze in più perché rallenta la crisi ambientale e quella energetica.  Ma non è questo il problema! Il problema è che noi dobbiamo fare delle scelte come se fosse possibile ancora salvare la situazione. Se diciamo adesso che la partita è persa, possiamo smettere di agire e la partita sarà effettivamente persa. Se invece ci poniamo l’obiettivo di cambiare la situazione, qualche possibilità ce l’avremo; noi dobbiamo voler credere e ragionare nei termini che sia possibile ridurre l’impronta ecologica ed arrestare il degrado ambientale anche se ha raggiunto dei valori che rendono molto difficile tornare indietro.


  16. Domanda: E i Paesi emergenti?

    Risposta:
    Se i cd BRICS seguono la strada che noi abbiamo percorso, quindi una strada basata sullo spreco e sulla mercificazione, non c’è futuro per l’umanità, visto che, essendo vastamente popolati, in questi Paesi anche incrementi molto piccoli del PIL pro capite, moltiplicati per il numero di abitanti, porterebbero a risultati disastrosi sia dal punto di vista del consumo di risorse che di emissioni inquinanti.


  17. Domanda: Che cos’è un eco-villaggio? In quali Paesi sono più diffusi e quanti ce ne sono in Italia? Può darci qualche esempio?

    Risposta:
    Un eco-villaggio è un tentativo di realizzare un insediamento umano  che abbia impronta ecologica “1”e cioè che sia il più autosufficiente possibile dal punto di vista alimentare ed energetico e che gestisca tutti i cicli, dalla produzione alla commercializzazione ed al trattamento degli oggetti dismessi, in modo da evitare che ci sia un eccesso di consumo rispetto alla capacità di carico del luogo in cui vivono.
    In Italia ci sono eco-villaggi interessanti soprattutto per il fatto che fanno al loro interno delle scelte che possono essere replicate in città o comuni che non sono eco-villaggi. Ad esempio una gestione delle acque reflue fatta attraverso la fitodepurazione (canneti etc..) è qualcosa che può essere applicato anche in un insediamento umano che non abbia le caratteristiche di un eco-villaggio; lo stesso vale anche per l’autosufficienza energetica e così via. Qui in Italia c’è un eco-villaggio a Torre Superiore, in provincia di Ventimiglia, e ce ne sono molti nell’Appennino Tosco-Emiliano.  Essi sono raggruppati in un’associazione che si chiame RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici).


  18. Domanda: Un messaggio ai giovani su come affrontare il futuro.

    Risposta:
    La cosa fondamentale è quella di uscire dalla mentalità consumista e produttivista; se un giovane ha delle capacità professionali, deve riuscire, collaborando con gli altri, ad applicarle per sviluppare le tecnologie adatte a ridurre l’impatto ambientale piuttosto che ad aumentare la produzione. Un altro aspetto importante è quello di saper realizzare delle relazioni umane positive, collaborative e non competitive.


  19. Domanda: Se potesse dare un messaggio all’uomo, che cosa gli direbbe di fare per salvaguardare quanto più a lungo la sua esistenza e quello del nostro Pianeta?

    Risposta:
    Primo, sviluppare delle tecnologie che ci consentono di ridurre gli sprechi; secondo, sviluppare dei rapporti umani basati sulla collaborazione; terzo, dedicare la vita a degli ideali e non soltanto ad aspetti materiali; un grande ecologista, Edward Goldsmith, ricevette una domanda al termine di una conferenza: quali sono i tre consigli che lei darebbe all’umanità? Lui non fu capace di rispondere immediatamente, ma il giorno dopo disse: “tre cose: un orto, una comunità, una fede. L’orto è l’auto-produzione; non mercifichiamo tutto, non facciamo dipendere la nostra vita solo dal comprare quello di cui abbiamo bisogno per vivere, auto-produciamo! 2) una comunità, cioè un gruppo di persone in cui si hanno rapporti collaborativi e non competitivi; 3) una fede: lui era un laico; la fede significa avere degli ideali e non soltanto appiattirsi nella dimensione “produci, consuma, crepa”.