16/06/17

Scempio dei lecci a San Giuliano del Sannio: gravissime responsabilità dell'amministrazione comunale.




Quanto accaduto in questi giorni a San Giuliano del Sannio è un vero e proprio atto di follia amministrativa senza precedenti; il parco arboreo costituito da filari di splendidi lecci ultracentenari e solo recentemente dedicato dall'amministrazione alla memoria dei caduti della grande guerra, è stato orribilmente mutilato da un assurdo intervento di potatura "radicale", alias "capitozzatura", assolutamente ingiustificato ed ingiustificabile, che ha trasformato decine di meravigliose piante in informi e tristissimi tronchi amputati di netto senza alcuna ragione. 
E' opinione concorde da parte del mondo scientifico botanico e forestale, che la specie in argomento (Quercus Ilex) non necessita di particolari potature se non quelle di "mantenimento" o di tipo "contenitivo", soprattutto quando inserita in contesti urbani come nel caso di quello di San Giuliano. 
Ma trasformare una potatura contenitiva in una capitozzatura, è indice inconfutabile di scarsa professionalità e competenza da parte di chi ha effettuato il lavoro; non a caso è stato incaricato, anzichè un tecnico agronomo e forestale, un operatore boschivo, probabilmente più idoneo a "fare legna" che praticare interventi mirati su specie arboree di pregio.
Peraltro risulta oramai acclarato che la "capitozzatura" (asportazione totale della chioma dell’albero lasciando solo il fusto con dei monconi) è una tecnica che si è rivelata molto pericolosa per la salute delle piante, che ne compromette la ripresa vegetativa, le indebolisce e le espone all'attacco di malattie fungine che possono portare facilmente alla morte dell'albero. 
Ma anche nel caso di ripresa vegetativa, con il tempo, la capitozzatura non migliora la struttura dell’albero, perché dai rami monchi si svilupperà una chioma disomogenea ed esteticamente più sgradevole di quella asportata. 
Infine, l'esposizione del fusto monco (in questo caso senza alcuna precauzione) all'azione degli agenti esterni, causa anche una ritardata cicatrizzazione delle ferite e delle spaccature che favoriscono l’ingresso di agenti patogeni che portano ad infezioni spesso letali per le piante.
In aggiunta a tutto ciò, va certamente stigmatizzato il metodo con cui l'amministrazione ha assunto questa decisione: senza alcuna condivisione, nè con la cittadinanza, né tanto meno con le associazioni di protezione ambientale o esperti del settore che, probabilmente, avrebbero potuto indirizzare l'amministrazione verso scelte certamente più appropriate, meno "radicali" e maggiormente rispettose per il patrimonio arboreo del paese. 
Appare altresì "anomala" anche l'ordinanza con la quale il Sindaco, dopo la potatura dei lecci e le legittime rimostranze di alcuni cittadini, ha intimato ai proprietari di un terreno adiacente la stessa strada, di abbattere alcuni importanti Cedri pluridecennali (bellissimi e perfettamente in salute...), paventando non meglio specificate situazioni di "grave pericolo" per la circolazione in caso di eventi meteorologici intensi. 
Sorprende come il Sindaco, nell'emettere l'ordinanza, abbia omesso di avvalersi di perizie tecniche, che andrebbero allegate al provvedimento, redatte da parte di tecnici abilitati e capaci di esprimere pareri evidentemente non alla portata degli uffici comunali. 
Di norma dovrebbero essere le amministrazioni a dover tutelare il patrimonio arboreo, sia pubblico che privato, dalle tante minacce, dai tagli o dalle potature indiscriminati, mentre a san Giuliano del Sannio assistiamo ad una incredibile offensiva da parte del Sindaco e della sua giunta, nei confronti di un bene comune, quale il patrimonio arboreo comunale, purtroppo già irrimediabilmente perso o danneggiato proprio per mano di chi avrebbe dovuto invece garantirne l'inviolabilità e la migliore conservazione.













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